sabato 14 aprile 2012

a volte ritornano ...

Lo studio Malena & Associati che ha patrocinato il famigerato accordo del 27 luglio 2011 in Ferrovie della Calabria è l'adivsor di Riviera Trasporti (Imperia) per la procedura di cassa integrazione in deroga per circa 100 dipendenti.
La delibera 147 del 30 marzo 2012 della Regione Calabria non è altro che un tassello di attacco frontale ai lavoratori e alle condizioni di lavoro e di vita della popolazione calabrese che sta passando adesso dalla sanità ai trasporti.
I tagli previsti dalla delibera, preceduti da altrettanti all’inizio del 2011, sono l’ennesimo attacco ai beni comuni e porteranno licenziamenti per i lavoratori, disagio ai pendolari e alle famiglie già gravate dalla crisi finanziaria voluta dai banchieri.
Il Governo centrale ha cancellato anche il nostro diritto ad andare in pensione e adesso il Governo regionale prepara le condizioni affinché le aziende possano licenziare facilmente con la scusa della crisi economica.
La delibera 147 oltretutto reintroduce per i lavoratori del settore gommato di Ferrovie della Calabria lo spettro della cessione di ramo di azienda, per cui tutti i sacrifici finora fatti saranno completamente resi inutili. Come volevasi dimostrare, alla faccia dei sindacalisti lungimiranti (ottusi) e dei signori del sì e purtroppo di tutti i lavoratori.

mercoledì 4 aprile 2012

fregature ...

Art. 18, 
"compromesso" con fregatura


Quando i leader si vedono di notte, la fregatura è assicurata. E così è andata anche stavolta.
Il tema scottante era ancora e sempre l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che protegge i dipendenti dai licenziamenti “illegittimi”, ovvero senza “giusta causa”. Causa che, vista la casistica di 40 anni, si riduce alle situazioni di “colpa grave” del singolo lavoratore: danneggiamento volontario, malattie addotte ma non certificate, assenteismo cronico, rissa, ecc.
Il governo e Confindustria volevano invece rendere possibile il licenziamento individuale anche per “motivi economici”. Com'è noto, in Italia sono possibili un numero illimitato di licenziamenti collettivi per questa stessa ragione. L'azienda dichiara di essere in crisi, di dover perciò ridurre il personale, gli ispettori del lavoro vanno a verificare il ministero concede gli ammortizzatori sociali (co-finanziati da imprese e dipendenti, quasi tutti) e tutto procede senza intoppi.
A che diavolo serve dunque la possibilità di licenziare un solo lavoratore “per motivi economici”? Fin troppo facile la risposta: a togliersi dai piedi gli “indesiderati” con una motivazione fasulla ma “legittima”. Non necessariamente gli indesiderati debbono essere soggetti “conflittuali”; possono benissimo essere anche gli inidonei, ovvero i lavoratori che sono rimasti danneggiati nel fisico proprio dalle mansioni svolte per molti anni in condizioni inumane. Per esempio, in una fabbrica dall'età media abbastanza bassa come la Fiat di Melfi, su 5.500 dipendenti ben 2.200 sono al momenti “inidonei”. Ma non licenziabili, perché è stata loro riconosciuta una “causa di lavoro” per la loro ridotta capacità produttiva.
Cgil e Pd non potevano accettare una formulazione “automatica” - come quella proposta da Fornero & co. - che permetteva il licenziamento con questa causale senza alcuna verifica da parte del giudice e con un semplice indennizzo economico. Ma il governo non poteva rinunciare a questa “libertà” da concedere alle imprese, che si tradurrà - oltre che in un certo numero di licenziamenti – soprattutto in un silenziamento rigido dei lavoratori e della possibilità di fare davvero sindacato in azienda.
Il “compromesso” è l'orrore che ci si aspettava. Che salva le “forme” (in modo da non far perdere completamente la faccia al Pd e alla Cgil), mentre fa avanzare la sostanza.
In pratica:
a) l'azienda licenzia il lavoratore “per motivi economici”;
b) entro 7 giorni la direzione territoriale del lavoro convoca azienda e lavoratore per la “conciliazione obbligatoria”, che ha per obiettivo la determinazione di un indennizzo condiviso da entrambe le parti;
c) se non c'è l'accordo il lavoratore può ricorrere al giudice;
d) il quale dovrà però valutare se la motivazione economica sia valida (o non nasconda in realtà intenzioni “discriminatorie”) secondo una “tipizzazione” molto più rigida dell'attuale, in modo da togliergli la “libertà” di interpretare la legge;
e) se il giudice non troverà motivi per contestare la causale scelta dall'azienda, darà il via libera al licenziamento e il lavoratore – che aveva avuto l'ardire di ricorrere alla magistratura – perderà anche l'indennizzo.
Non serve essere degli esperti di diritto sindacale per capire che, con questa mannaia messa alla fine del percorso, i lavoratori saranno “disincentivati” dal ricorso alla magistratura. La domanda che si dovranno porre subito sarà infatti: “prendo questi quattro soldi sicuri o vado avanti rischiando di perdere tutto?”
Non è una nostra interpretazione malevola. Potete leggere l'articolo de Il Sole 24 Ore, quotidiano di Confindustria che ovviamente - fin dal titolo, che dà una notizia falsa, o almeno tragicamente incompleta - apprezza molto questo “compromesso” che toglie quasi ogni difesa reale al lavoratore. Anche Repubblica falsifica intenzionalmente: "Licenziamenti economici, possibile il reintegro".  Paradossalmente, è meno falsario il titolo del Corriere della Sera: "Licenziamenti economici, possibile reintegro se palesemente illegittimi". Dove il "palesemente" riduce al lumicino le "possibilità di reintegro".
Se i giornalisti che scrivono certe cose si fermassero a pensare che questa sorte potrà toccare anche a loro, un giorno o l'altro, forse sarebbero un po' più cauti nel “benedire” certe scelte...

Mercoledì 04 Aprile 2012 10:26 di  Dante Barontini


martedì 3 aprile 2012

cinico ...

TURISMO: DIPENDENTI HOLIDAY INN COSTRETTI A  FINANZIARE
L’ALBERGO DI RANUCCI, UNO DEI SENATORI PIÙ RICCHI DELLA REPUBBLICA


A Roma il turismo è in crescita, con un incremento che secondo i dati elaborati dall'Ebtl (Ente Bilaterale Turismo del Lazio) è del 8,36% rispetto al 2010. Ma  una delle più  importanti strutture alberghiere della capitale, l'hotel Holiday Inn Eur Parco dei Medici, gestito dalla  SIDIM S.r.l il cui presidente è Raffaele Ranucci, uno i Senatori più ricchi della Repubblica (PD), dichiara una grave crisi a fronte della quale impone ai dipendenti misure lacrime e sangue.
Il "piano strategico 2012" per l’Holiday Inn Eur Parco dei Medici, firmato da Cgil, Cisl e Uil, prevede il blocco del turn over e del rinnovo dei contratti a termine, incentivazioni all’esodo per i tempi indeterminati, la trasformazione di alcuni contratti da tempo pieno a part time e l'utilizzo dell'aspettativa non retribuita in caso di ulteriore calo di lavoro.
Ma l’aspetto ancora più aberrante del “piano strategico” è che i lavoratori dovranno forzosamente finanziare l'azienda del Senatore Ranucci attraverso la decurtazione della loro retribuzione del 2012,  con un esborso medio di 3.600 Euro a testa. Le somme così decurtate saranno restituite, e senza interesse, fra il 2014 e il 2017. Ma se il lavoratore vorrà recuperare la sua retribuzione entro il 2012, dovrà lavorare gratis 24 giornate in più durante l'anno in corso. Sempre sperando che la fatidica crisi sia rientrata, altrimenti  l'azienda adotterà le stesse misure anche nel 2013.
In buona sostanza, i lavoratori sono posti di fronte alla scelta: o finanziare l'azienda con parte del  proprio salario, od essere licenziati.
 In questo “piano strategico” l’'USB ravvede l’ennesimo frutto avvelenato dell'accordo interconfederale del 28 giugno scorso, recepito dall'articolo 8 dell'ultima manovra Berlusconi,  in cui le parti, se in accordo, possono derogare da leggi e contratti collettivi nazionali; ma anche un anteprima del disastro che  provocherebbero su vasta scala le modifiche all'articolo 18 sui licenziamenti per motivi economici.
Di fronte a questo attacco alla dignità, ai diritti ed al salario dei lavoratori, l'USB ha intrapreso una battaglia sindacale e legale, a cominciare dall’assemblea di tutti i lavoratori Holiday Inn Eur Parco dei Medici indetta per domani, 4 aprile.


Roma, 3 aprile 2012 (Ufficio Stampa USB)

game over ...

Tagli alle risorse per il TPL: fallite le aziende di Salerno e Caserta
“Nel giro di poco tempo ben due aziende di trasporto pubblico locale sono arrivate al fallimento strozzate dai debiti.  Nessuno immaginava che si potesse arrivare a tanto, eppure è successo. Questa è la conseguenza dei tagli verticali,  che si stanno abbattendo sui fondi destinati al trasporto pubblico locale. Una mannaia che ha già portato via il 10% delle risorse a livello medio nazionale nel 2011, con riduzioni che in alcune regioni hanno raggiunto punte del 23% ed oltre come la Campania. La situazione nel 2012 rischia di peggiorare. In Campania i tagli alle risorse nell’anno in corso sono già schizzati al 27%. Continuando di questo passo, con i costi del carburante e delle assicurazioni alle stelle, ai cittadini non resteranno che servizi di mobilità insufficienti e soprattutto a pagarne le conseguenze saranno i lavoratori del settore”