lunedì 28 febbraio 2011

Tpl e normativa


Roma. Approvata in via definitiva la legge di conversione del decreto Milleproroghe

In fatto di trasporto pubblico locale il maxiemendamento lascia invariata lo slittamento della proroga al prossimo 31 marzo 2011 degli affidamenti diretti la cui scadenza era fissata al 31 dicembre 2010

Intanto le gare creano tensioni anche in altre nazioni.

Il personale delle aziende di trasporto pubblico di Amsterdam, Rotterdam e l’Aia sono in agitazione e nei giorni scorsi hanno anche scioperato per manifestare il loro dissenso nei confronti dei tagli al settore previsti dal governo centrale. L’intenzione dell’esecutivo olandese è quello di ottenere un risparmio di 120 milioni di euro ed a tal fine vuole che il servizio di trasporto pubblico delle tre città venga messo a gara. I consigli comunali delle città interessate sono contrari ed hanno ufficialmente espresso la loro opposizione al progetto.

(Fonte: DutchNews.nl)

visto da dietro...


Certe volte, mi meraviglia Pietro che si perde in un bicchiere di acqua quando si tratta di riconoscere un animale.

Un cervo, anche se è visto da dietro, è sempre riconoscibile!

sabato 26 febbraio 2011

una torre di babele ...


Quello di giovedì 24 febbraio doveva essere una delle più grosse mobilitazioni degli ultimi tempi, con numeri importanti visto che si mobilitavano i sindacati confederali di tutte le tre aziende che formano il gruppo di Ferrovie della Calabria (che da sola dovrebbe riuscire a muovere cifre consistenti). Ci si aspettava un’adesione più partecipata ma così non è stato. I numeri non sono stati per niente soddisfacenti ed accettabili, si stima un buon 40%, ma anche se fosse stato un 50% sarebbe stato sempre un insuccesso.

La protesta era diretta contro un piano di impresa che prevede un taglio al salario dei dipendenti per le risorse insufficienti che la regione destina al futuro delle FdC.

Ma l’insuccesso dello sciopero lo si deve principalmente alla incapacità sindacale di trovare una via d’uscita alla vertenza.

Paga maggiormente la non chiarezza nei confronti dei lavoratori, che a questo punto poco gli importa se la colpa è di questo o di quello se il risultato non viene, e la frammentazione sindacale su come affrontare la vertenza non giova affatto.

L’impressione è che nessuno vuole prendersi la responsabilità di scelte impopolari, pur comprendendo il momento di crisi.

È sempre meglio lasciare agli altri le decisioni ed aspettare una condizione di fatto che giustifichi un: ma noi glielo avevamo detto!

Certo è che gli scioperi fatti in questo modo fanno più un danno ai lavoratori che altro e anzi, istigano i lavoratori a non sostenere le proteste perché non ne capiscono la strategia.

Lo sciopero è un'arma molto importante e va pianificata per bene, e non serve per dimostrare di avere fatto il compitino.

Suvvia, un po’ di serietà almeno adesso.

venerdì 25 febbraio 2011

lo conosco già...




Conosco un tipo di nome Lorenzo di origini spagnole.

Non c’è nulla di più spaventoso della sua ignoranza in azione.

Per lui è impossibile imparare ciò che pensa di sapere già, perché quel poco che sa lo deve solo alla sua ignoranza.

martedì 22 febbraio 2011

domani è il grande giorno.


Evviva, domani è il grande giorno. A Lamezia il sindacato finalmente gliene dirà quattro ad un’azienda a corto di idee.

Darà impulso al piano di impresa con una caterba di idee!

Gli dirà … eemm … gli dirà….!?

Che gliene dirà quattro l’ho già detto?

lunedì 21 febbraio 2011

Questo e quello, pari sono.

L'onestà intellettuale si può manifestare in tanti modi.

Uno è quando chi viene a conoscenza di un fatto che contraddice la propria visione del fenomeno ed eventualmente sue precedenti affermazioni è tenuto comunque a riportarlo.

Sostanzialmente bisogna saper ammettere quando si sbaglia.

In un altro invece può capitare di riportare una notizia senza cercarne conferme per il timore che si dimostri falsa.

Purtroppo ci sono e ci sono stati molti esempi per entrambe le situazioni. Fino ad ora non mi ci ero troppo soffermato, negli ultimi giorni invece questo dilemma mi si è presentato ripetutamente ed ho dovuto decidere in che modo procedere.

Questa onestà, o disonestà se la prendiamo per il verso opposto, produce un fenomeno a mio parere un po' avvilente che va al di là della menzogna in quanto tale.

Girano a Cosenza due volantini, uno proveniente da Catanzaro (Sarà di Ambra?), che si somigliano in modo impressionante per la loro incapacità ad esprimere qualsivoglia alternativa e strategia a dichiarate proposte indecenti aziendali.

Si limitano a dei laconici “vergogna” “chi schifo” in un tripudio di demagogia pure demenziale. Su uno peraltro ho già riflettuto nel post precedente.

Va bene, e mo? Quali alternative a questo piano? Ci sono proposte? Cosa proponete ai lavoratori oltre a doversi iscrivere con voi per darvi più forza?

Hanno tutta l’aria di masturbazioni elettorali che cetto laqualunque racconta in modo molto appropriato, per esprimere il nulla.

sindacalisti da bar ...


…. a corto di idee.

Succede che alcuni sindacalisti disquisiscano di problemi dei lavoratori come se fossero davanti ad un bar a sorseggiare una bibita, autorizzandosi a sparare stupidaggini avendo imparato che alla fine della bibita rimane solo una bottiglia vuota e si può ricominciare daccapo.

La poca professionalità dimostrata da questi soggetti viene finanche rappresentata nei volantini e succede addirittura che le stupidaggini vengano rappresentate da chi vuole scrollarsi da dosso le responsabilità che rivestendo posizioni di quadro dovrebbero invece appartenergli.

Mi sembra di vedere Paolo e Luca quando a Sanremo rappresentano il politico “indeciso” che vuole tutto e il contrario di tutto.

È uno spettacolo miserabile, ma una soluzione c’è: proviamo ad assumergli il figlio.

Chi lo sa, forse le cose si aggiusteranno.

venerdì 18 febbraio 2011

non è la rai


Mi ricordo che a Catanzaro c’era un soggetto che si comportava né più né meno come Ambra Angiolini quando a “non è la rai” si faceva suggerire da Gianni Boncompagni. Non apriva bocca se non veniva suggerito.

A Cosenza invece succede un fatto strano. Ci sono due soggetti, uno di media statura (anche troppo media) ed uno di bassa statura (ma veramente bassa) che addirittura si fanno suggerire dal clone di Ambra Angiolini.

Forse perché sono degli incapaci o forse semplicemente perché non hanno niente da dire.

Alla mediocrità non c’è mai fine.

ma ......


...... che ce frega ma che ce 'mporta
si l'oste ar vino cià messo l'acqua .......

sabato 12 febbraio 2011

così è se vi pare


Oramai è passato quasi un mese dalla presentazione da parte di FdC ai Sindacati del documento contenente le linee guida del piano industriale strategico.

Come ricorderemo, lunedì 17 gennaio a Cosenza, in una affollata assemblea, segno della consapevolezza del momento difficile, si è avuto modo di conoscere i contenuti del documento presentato in quel di Lamezia il 14 gennaio.

Si è appreso pure che la proposta presentata era stata rigettata in toto dal sindacato, con la spiegazione che era irricevibile per il contenuto, ma principalmente perché scaturiva da una colpa aziendale di non avere chiesto e reso esigibili i crediti vantati a vario titolo dalla Regione Calabria e dal Governo Centrale.

Crediti che, se fossero stati riscossi, avrebbero evitato all’azienda di ricorrere ai fondi di riserva per recuperare liquidità e fare fronte agli impegni di spesa, mettendola così in sofferenza.

La proposta sindacale, si è capito, è stata quella di chiedere un tavolo con la regione ed il ministero ed in quella sede tentare di costringere i soggetti insolventi nei confronti di Ferrovie della Calabria ad onorare i debiti che fino al 2009 ammontano a circa 61 ml di euro.

La proposta sindacale sembrava in quel momento quella più corretta.

E fin qui erano le loro strategie e le speranze che avevano messo in campo.

Ma, entrare in possesso dei crediti, questi consentirebbero di ripianare i debiti pregressi che sono stati fatti per la gestione aziendale, o sarebbero serviti per gestire al meglio gli anni dal 2010 in poi che vedrebbero minori risorse per 8.500.000,00 ml di euro annui previste dai tagli della regione e che costringeranno ad un corrispettivo di 42.930.000,00 euro all’anno?

Io immagino però più la prima ipotesi.

Se Regione Calabria e Governo Nazionale, dopo tutti gli articoli di stampa in cui i soloni della politica sindacale si affannavano a descrivere le FdC come un’accozzaglia di inefficienza e di sprechi, facendo trasparire un costo del personale molto alto, dovessero legare il ripiano dei debiti comunque al raggiungimento di obbiettivi di efficientamento economico (come è certo che sarà così), noi ci troveremmo d’un colpo a fare i conti ed a misurarci con le linee guida che FdC ha presentato per recuperare gli 8.500.000,00 ml di euro mancanti.

E i segnali ci sono tutti per il semplice fatto che calandosi la Calabria nel federalismo fiscale e l’Italia nella fiscalità generale di una congiuntura globalizzata, se avessero voluto onorare i debiti lo avrebbero già fatto da tempo e se avessero avuto risorse non avrebbero attuato i tagli.

A questo punto la situazione diventa drammatica e il sindacato dovrebbe sbrigarsi a trovare una sintesi a tutto ciò.

Già, perché è proprio questo che rende di difficile gestione tutto ciò. Penso che il sindacato adesso è ad un bivio con il dubbio se scegliere se non credere alle FdC quando dicono che bisogna confrontarsi con minori risorse per 8,5 ml di euro e quindi fare finta di niente e continuare con una politica del tirare a campare, o misurarsi con il piano presentato dalle FdC e provare a farsi dire che valore hanno, in termini di euro, i punti individuati come linee guida, che ricordo riguardano “l’organizzazione del lavoro, l’efficientamento complessivo, il recupero di produttività e flessibilità operative, la rimodulazione in diminuzione dei programmi di esercizio, il recupero dell’evasione tariffaria nonché il miglioramento della qualità del servizio e la sua maggiore affidabilità e regolarità”, e solo dopo cominciare una discussione entrando nel merito dei punti e misurarsi con la capacità di individuare i punti di criticità ed eventualmente spostare (qualora lo si voglia) dal salario dei lavoratori la base dei recuperi.

Solo così, entrando nel merito del piano, si potranno eventualmente scongiurare le ricadute negative sui lavoratori e si potranno verificare ed eventualmente contestare i numeri presentati dall’azienda.

Solo così si potrà dire all’azienda, prima di parlare di esuberi, di mettere in campo politiche in grado di salvare servizio e lavoro sicuramente anche attraverso piani di riduzione dei costi operativi e di gestione, recupero biglietti evasi e razionalizzazione corse.

Ma si dovrà avere la capacità di fare sistema affinché l’azienda insieme al sindacato, possano mettere in pratica ispezioni periodiche per accertare non soltanto i capitoli sui quali é possibile ridurre le spese, ma anche le eventuali negligenze e gli omessi controlli che hanno causato danni all'azienda.

Dopotutto, nel corso dell’ultimo decennio chi ha condiviso con l’impresa piani di sviluppo, ristrutturazioni e riorganizzazioni, assunzioni senza mai guardare in modo serio alla tutela dell’azienda quando le proposte degli amministratori di turno erano indecenti?

Altro discorso invece bisogna fare per quanto riguarda le controllate Fersav e Ferloc.

Qua sicuramente giocano due fattori che influenzano pesantemente la vertenza aperta con la vendita delle quote societarie di Ferrovie della Calabria.

Uno, riguarda la possibilità che una volta recuperati i crediti vantati da FdC di cui dicevamo, possa rientrare definitivamente la vendita per fare cassa dei “gioielli di famiglia”.

Il secondo, è determinato da un fattore prettamente etico e morale, e riguarda il comportamento dei soci di minoranza di Fersav e Ferloc, innanzitutto per il loro rifiuto a confluire nella società provinciale ATPC che ha pesato fortemente sulla scelta di vendere le quote societarie di FdC, poi, e qua entra il fattore etico morale, per essersi, i soci minoritari, dimenticati che solo grazie alle FdC questi signori si sono ritrovati ad essere di nuovo padroni di un’azienda altrimenti da “rottamare” come tutte quelle che non raggiungevano i 600.000 km e che adesso con un “vuoto di memoria” pretendono di trattare FdC a pesci in faccia, addirittura promettendo e millantando ai dipendenti un trattamento migliore (?); e quale? Quello della violazione di diritti? Quello dove non hai garantite le ferie ed i congedi? Quello che non puoi opporti alle valutazioni dei danni in caso di incidenti per eventuale colpa? Quello che impedisce la sostituzione dei parigrado nelle residenze secondo il testo unico? Quello che viola i criteri di disponibilità previsti anche dalle leggi regionali?

Forse, dovrebbe domandarsi qualcuno, questa è la spiegazione del perché il lavoratore preferisce un’azienda pubblica ad un’azienda privata: la possibilità di vedersi riconoscere i diritti di legge a fronte di una logica di profitto a volte anche a discapito della sicurezza di esercizio, che non ha niente a che vedere con un’azienda capace di erogare servizi di qualità.