domenica 18 novembre 2012

cresci ...


Il pre accordo è stato firmato e al suo interno si prevedono ancora tagli sulle spalle dei dipendenti di Ferrovie della Calabria. 
in questo contesto è certo che si inneschi una nuova ondata di proteste, alle quali ed ai quali tagli, se altri elementi scatenanti si incontrassero e sommassero, i nostri sindacalisti trattanti non potrebbero certo mettere delle pezze come hanno fatto fino a ora. Il tempo delle falsità è finito.
Ma andiamo con ordine, ormai è palesato anche a chi "voleva essere non vedente" che Ferrovie della Calabria è stata indotta alla crisi per crediti vantati e mai riscossi e per una decurtazione perentoria dei corrispettivi annuali che hanno costretto al famigerato “accordo di ottobre” per imporre tagli che non si limitarono all’eliminazione degli “sprechi” invocati da tutti gli attori trattanti, ma andarono ad incidere violentemente sul salario dei lavoratori, maggiormente dei giovani lavoratori, ma che in speciale modo agì sul personale viaggiante e sulle regole per la formulazione dei turni nonché su suoi aspetti normativi che determinarono una contrazione dei diritti e un aggravio dei carichi di lavoro.
Ora, il pre accordo rilancia e all’art. 4 prevede che il Ministero, entro il 15 dicembre c.a., attivi le procedure per affidare ad una società specializzata e di conclamato prestigio nazionale e internazionale (azz..), la predisposizione di un piano di riorganizzazione aziendale concretamente applicabile, ispirato a criteri di razionalizzazione ed efficientamento, volto ad incrementare i ricavi e a ridurre i costi. 
In particolare il piano in argomento dovrà:
individuare i servizi in cui il rapporto fra ricavi e costi è particolarmente ridotto e, in assenza  di  prospettive  di  rilancio,  proporne  la  definitiva  soppressione  e  la dismissione delle infrastrutture associate;
individuare le risorse umane necessarie, prevedendo per gli  eventuali esuberi prioritariamente la ricollocazione in contesti produttivi aziendali esistenti o in via di sviluppo;
individuare indicatori legati all’efficientamento delle attività della Società e alla qualità dei servizi di TPL su gomma e su ferro;
individuare un' ipotesi di contratto collettivo di secondo livello in cui una parte del reddito accessorio è legata alla produttività e agli  indicatori di cui al punto precedente;
individuare le aree di possibile sviluppo sul mercato.
Come i più attenti avranno avuto modo di capire, ai tagli del famigerato accordo di ottobre 2011 si andranno a sommare quelli dell’art. 4 dell’accordo Regione-Ministero, che troverà nell’accordo di ottobre 2011 anche strumenti normativi che incideranno negativamente sui lavoratori e lavoratrici.
Ma non solo, la contrattazione nazionale infinita, che ha determinato peraltro il fallimento del contratto unico della mobilità, sta ponendo in rilievo le fameliche richieste delle AA.DD. che insieme alle politiche Governative, tendono a scaricare sui lavoratori i debiti contratti dalla finanza speculativa delle banche e dei suoi banchieri.
Queste associazioni datoriali, non solo pretenderebbero assieme al governo nazionale che il contratto potesse essere autofinanziato dal lavoratore, ma vorrebbero mettere mano anche a degli istituti che gli garantirebbero la piena flessibilità dell’Operatore di esercizio, sia in termini di orario di lavoro che in termini di salario.
Purtroppo come categoria dobbiamo aspettarci tempi più bui se tutti non ci difendiamo dagli attacchi ai diritti (non solo acquisiti ma da mantenere anche per gli altri che verranno) dei lavoratori e delle lavoratrici anche a livello nazionale.
Non c’è niente di buono in quello che si sta prospettando per il CCNL. ASSTRA e ANAV vogliono smantellare tutti i diritti:
vogliono aumentare l’orario di lavoro;
vogliono l’ampliamento dell’ambito territoriale di riferimento della residenza ai fini della trasferta e delle diarie ridotte;
vogliono aumentare la durata massima dell’orario di lavoro settimanale;
vogliono aumentare il periodo di riferimento plurisettimanale per il computo della durata media dell’orario di lavoro;
vogliono avvicinare il più possibile le prestazioni lavorative effettive del personale addetto all’esercizio all’orario contrattuale di lavoro, vogliono ridurre i tempi accessori;
vogliono determinare ore di lavoro straordinario obbligatorio e consensuale;
vogliono allineare le giornate di ferie ai limiti legali;
vogliono ridefinire la retribuzione utile per il calcolo della indennità di malattia;
vogliono ridefinire il trattamento di malattia e di infortunio non sul lavoro nel periodo di carenza relativo a ciascun evento;
vogliono ampliare i contratti di lavoro atipici e potenziamento della flessibilità in entrata;
vogliono l’abolizione del “concorso pasti”;
vogliono abolire gli aumenti periodici di anzianità e il congelamento dei valori maturati;
vogliono rideterminare le modalità di fruizione/concessione dei permessi 104;
vogliono una clausola di responsabilità per il risarcimento danni;
vogliono rideterminare la disciplina in caso di ritiro e sospensione della patente, vogliono fare pagare all’Operatore di esercizio il costo della CQC;
vogliono l’abrogazione di tutti gli accordi di secondo livello riguardanti gli inidonei;
vogliono i contratti più flessibili. 
Un contratto quindi che tutto sommato, se questi sono i presupposti, non vale la pena venga rinnovato, e che oltremodo se dovesse passare, anche con una riduzione di richieste datoriali, si sommerebbe all’accordo di ottobre e all’art. 4 del pre accordo.
Una bella cosa, proprio una bella cosa che mette in evidenza gli errori fatti nella vertenza FdC, e mette in evidenza che chi si è assunto l’onere di contrattare e decidere erga omnes prevaricando su altri soggetti titolati alla contrattazione, determinandosi in maggioranza deliberativa, oggi si troverà a dovere decidere ulteriori tagli.
Ma Scilipoti ha fatto scuola e di “responsabili” nei sindacati presenti in Ferrovie della Calabria ne è pieno.