sabato 29 settembre 2012

se ci attaccate ci difenderemo ...

dalla RSA USB/Ferrovie della Calabria riceviamo e pubblichiamo.



Succede un fatto strano e cioè: ai lavoratori e alle lavoratrici delle Ferrovie della Calabria che non percepiscono lo stipendio; che vantano ancora la 14sima e le competenze arretrate da più di un anno; che ancora non sanno quando percepiranno lo stipendio di settembre; che non sanno dove prendere i soldi del fitto o del mutuo e del condominio; che tutti i giorni devono fronteggiare i mortificanti richiami dei creditori per i ritardati pagamenti insieme alle scadenze delle bollette del telefono, del gas, dell’energia elettrica, dei rifiuti solidi urbani, dell’acqua e dell’imu, facendo ricorso anche a forme di finanziamento con interessi altissimi per evitare di andare in mano a una Equitalia usuraia; alle prese con l’acquisto dei libri scolastici e per il pagamento della retta della mensa scolastica; che stanno rinunciato a curarsi perché è sempre più difficile risparmiare  qualche soldo  da spendere in analisi cliniche, per una visita medica specialistica e per comperare le medicine; che non hanno pagato il bollo auto in scadenza ad agosto, il premio assicurativo e che non hanno un centesimo per acquistare il carburante che aumenta il suo costo giorno dopo giorno; che oramai hanno rinunciato anche ad alimentarsi correttamente a causa del costo dei generi alimentari; che hanno cancellato dal bilancio familiare le somme destinate alle spese per l'abbigliamento e delle calzature; che subiscono umiliazione nel guardare negli occhi i propri figli quando questi chiedono  5  € per uscire con gli amici; che si mortificano per una situazione che deteriora girono dopo giorno i rapporti familiari e sociali alla quale nessuno è in grado di porre rimedio, nemmeno quella classe politica che dice di aver salvato l’azienda, la stessa classe politica che ne ha determinato la crisi; alle lavoratrici e i lavoratori delle Ferrovie della Calabria che solo di fronte a questo disastro sociale, presi dallo sconforto e dalla rabbia dopo aver visto salire sull’Aventino anche il sindacato trattante, colpevole alla pari del management aziendale e della Giunta Regionale,  e che giorno 17 settembre si sono incazzati di brutto e si sono fermati causando, inevitabilmente, anche danni ai cittadini ai quali sicuramente essi chiedono scusa, qualcuno ha detto che con la loro giusta protesta hanno causato interruzione di pubblico servizio. Che cosa? Pubblico servizio? Ma di che cosa state parlando? Ma se giornalmente da due anni si sopprimono una marea di corse? Chi mai è stato denunciato fino ad adesso per interruzione di pubblico servizio? E i tagli del servizio che sono stati fatti alla generalità del popolo calabrese non sono anche loro interruzione di Pubblico servizio? E poi, cari signori, ci dite quale legge obbliga a lavorare senza essere pagati? Il mancato pagamento dello stipendio da parte del datore di lavoro legittima la sospensione della prestazione da parte del lavoratore in ragione dell’esercizio di un proprio diritto sacrosanto, cioè il diritto di vedersi riconosciuta una retribuzione come previsto dalla Costituzione Italiana.
La giornata del 17 settembre non è stata lavorata e solo quella può essere trattenuta dallo stipendio (sempre se si riuscirà ad averlo). Altre fantasiose interpretazioni troveranno noi, i lavoratori e le lavoratrici pronti a intraprendere le giuste azioni nei confronti di chi invece, come le notizie di cronaca stanno dimostrando, percepisce lauti stipendi per prestazioni dopotutto mediocri. 
La causa dell’astensione dal lavoro quindi, è  da addebitare ad altri, e precisamente a quella classe politica che da più di 20 anni sta vessando il popolo calabrese con un modello regionalista che ha fallito. Ma noi questo fallimento politico non lo pagheremo.

USB CHIAMERÀ ALLA MOBILITAZIONE IMMEDIATA
CONTRO QUALSIASI PROVVEDIMENTO ILLEGITTIMO
NEI CONFRONTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI.



venerdì 14 settembre 2012

lacrime di coccodrillo ...

Il racconto che segue è una metafora e le metafore vengono spesso utilizzate nell’ambito della psicoterapia infantile per aiutare nella risoluzione dei problemi.

Una volta, in un grande stagno vivevano 8 coccodrilli. Questi coccodrilli andavano molto d’accordo tra loro e quando potevano si davano una mano, se così si può dire visto che sarebbe più corretto parlare di “zampa”. Insomma, erano proprio come una grande famiglia dove si viveva in perfetta armonia.
Il coccodrillo più anziano si chiamava Cigiello, poi c’erano Cislo, Uillo, Ugiello, Confaillo, Sullo, Orsino e il più piccolo Unsiaino. Naturalmente, nessun coccodrillo aveva paura dell’acqua e ci sguazzavano bene. Anzi, a loro piaceva moltissimo entrare nel grande stagno e acquattarsi per un certo tempo sul suo fondo limaccioso. Tutti erano bravissimi anche nella difficile arte di galleggiare sulla superficie dell’acqua, stando perfettamente immobili. Così immobili, che chi non sapeva nulla di coccodrilli avrebbe potuto benissimo scambiarli per tronchi d’albero.
La grande famiglia degli 8 coccodrilli si nutriva di tutti gli esseri che popolavano lo stagno. Si cibavano dei pesci piccoli e a dire il vero mangiavano anche qualsiasi malcapitato topino osava avventurarsi fino alla sponda dello stagno, qualche volta si pappavano anche qualche vermiciattolo, ma diciamo che  comunque il loro cibo più sicuro e preferito erano i polli che il padrone dello stagno metteva a disposizione di tutti loro.
Il fatto che ci fosse tutta questa abbondanza di cibo teneva i coccodrilli costantemente di ottimo umore.
Ai coccodrilli piace infatti più di tutto avere la pancia piena e poi farsi cullare dolcemente dall’acqua.
A raccontarla così sembra quasi che tutto andasse a gonfie vele.
E invece… invece un problema in questa grande famiglia di coccodrilli c’era e riguardava l’accordo fatto con il padrone dello stagno.  
Il padrone gli aveva detto: io vi faccio sguazzare nella mia acqua e mangiare tutti i polli e gli altri esseri che ci trovate, a condizione che non mi fate mancare mai l’acqua nello stagno.
Purtroppo, gli 8 coccodrilli, sguazzando e sguazzando, scherzando allegramente fra di loro spruzzandosi l’acqua come farebbero i ragazzini delle colonie alle prese con il mare,  non facevano altro che sciabordare l’acqua e buttarla al di fuori dello stagno, mettendo in crisi oltre che il padrone anche la loro sopravvivenza.
Allora un’idea venne contemporaneamente a tutti i coccodrilli più piccoli Confaillo, Sullo, Orsino e il più piccolo Unsiaino: mettiamoci a piangere! Se tutti insieme ci mettiamo a piangere potremmo alimentare l’acqua dello stagno e continuare a mangiare i polli in santa pace.
Anche ai coccodrilli più grandi Cigiello, Cislo, Uillo e Ugiello piacque la cosa e fu così che tutti insieme con un piagnisteo all’unisono, si misero a piangere a piangere a piangere finché lo stagno si riempì nuovamente di acqua.
Da allora, ecco perché ciclicamente i coccodrilli si mettono a piangere e da qui le cosiddette “lacrime di coccodrillo”.

PS
(Tutti i polli però cominciarono a chiedersi come mai i coccodrilli dopo avere mangiato a crepapancia piangevano … ma questa è un’altra favola che forse non potremo mai raccontarvi).