domenica 26 agosto 2012

bisogna sapere cosa si vuole…


Ultimamente un giovane dipendente e rappresentante sindacale di Ferrovie della Calabria, con l’evidente entusiasmo e inesperienza giovanile, tenta di incitare ad una insurrezione i propri colleghi, immaginandoli addormentati dalle delusioni e dalle frustrazioni causate dagli accadimenti succedutisi da ottobre 2011 sino ad oggi.
Fa  bene ad entusiasmarsi e a partecipare alla “sua” vita lavorativa, cercando di interagire con i propri colleghi alla ricerca di una condivisione e partecipazione collettiva, ma il silenzio assordante delle segreterie regionali dei sindacati trattanti e concertativi, dove egli è iscritto e rappresentante, dovrebbe fargli capire che forse ad un più esperto osservatore questa quiete apparente sottintende invece una frenetica attività per conquistarsi nuove posizioni in attesa dell’evento epocale che indicherà i nuovi riferimenti con i quali relazionarsi.
Mettendoci nei loro panni, al solo fine di esprimere una mia ipotesi però, ci accorgeremmo che, diversamente, ben poche cose potrebbero e vorrebbero volere rispetto a quanto invece reclamano i lavoratori e a quanto arringa lo stesso delegato. Credo che nel cuor loro si riterranno sicuramente soddisfatti dal momento in cui sono stati partecipi di un accordo che li ha visti protagonisti nello stabilire l’"equità aziendale", e non potrebbero non essere più che soddisfatti da momento in cui i crediti accampati da FdC nei confronti della Regione Calabria hanno trovato soluzione.
L’inesperienza sindacale e giovanile non fa certo vedere che le maggiori responsabilità di questi ultimi 30 anni di vita sindacale-aziendale sono da addebitarsi al posizionarsi delle organizzazioni sindacali all’interno dell’azienda e nello scenario politico-sindacale, fatto questo che è successo sempre facendoli camminare su un binario diverso dalle aspettative della massa dei lavoratori. Un’azienda è sempre un’azienda, anche se vestita da sindacato.
Ragione per cui mi chiedo e chiedo al gentile delegato delle su richiamate rappresentanze regionali, il volere manifestare sotto all’assessorato ai trasporti della Regione Calabria, non sarebbe una vera e propria sconfessione dell’operato delle politiche del proprio sindacato? Oppure, servirebbe solo ad accreditare agli occhi dei lavoratori una classe dirigente sindacale?

  

mercoledì 15 agosto 2012

lavorare o morire ...



E il governo? Il  governo c’è. Oggi lo rappresenta Clini, che ha portato una sedia per far sedere l’Ilva in Parlamento e ha aperto bocca solo per fare cartastraccia della Costituzione, attaccare i giudici e metterli a tacere: di che s’impiccia il giudice, che vuole, perché non smette di annoiarci con i rischi che corre la città di Taranto? Un medico ministro, profumatamente pagato per curare la salute pubblica, non ha altro da dire che questo: crepate. Nelle fabbriche e nelle città. Morite di tutte le morti che volete, a noi non importa nulla. Noi siamo qui solo per proteggere finanzieri ladri e imprenditori assassini.
Non s’era mai visto prima. Nemmeno con Andreotti e Valletta. Non c’è paragone. Peggio perfino di Berlusconi.
Ci sono momenti della storia in cui i popoli hanno l’obbligo di capire che in gioco è la dignità. Sono momenti in cui non ci sono scelte. O la gente trova il coraggio di dire basta e scatena l’inferno, oppure non c’è speranza e nessuno poi si lamenti. Tutto ciò che cediamo oggi sul terreno dei diritti è sangue che i nostri nipoti dovranno versare per tornare liberi.
E’ un medico, Clini. Wikipedia le sbaglia tutte, ma occorre crederci, anche se sembra davvero una barzelletta: medico del lavoro, specializzato in Igiene e Salute pubblica. Sì, salute pubblica, avete letto bene. Con questi titoli nobiliari, rilasciati dalle nostre università perennemente distratte, il tecnico strapagato, Direttore Generale al Ministero dell’Ambiente dal 1991 al 2011, quando l’amico Monti l’ha accomodato sulla poltrona di Ministro, con questi titoli s’è svegliato dal coma profondo in cui ha vissuto per quasi un anno e ha dato il primo segno di vita a un Paese che non s’era ancora accorto della sua esistenza. Se i metalmeccanici tarantini non giocano alla roulette russa col cancro, ha dichiarato con arroganza senza precedenti, se tutti i cittadini di Taranto non rinunciano alla difesa della salute, gli investitori stranieri potrebbero aversela a male e tenere in tasca i loro sporchi quattrini. Se ne son viste e sentite veramente tante. 
Abbiamo sopportato Andreotti e Valletta, ci siamo tenuti lo schiaffo di Portella della Ginestra, i licenziamenti politici, le bombe impunite e le stragi di Stato e pensavamo che di peggio non potesse accadere. Sbagliavamo., sbagliavamo di grosso. Siamo andati ben oltre i confini segnati da Andreotti e Cossiga. Ogni giorno è un nuovo orrore, ogni giorno questo governo commette un’ingiustizia così grande o presenta leggi così feroci da far impallidire la ferocia che c’era dietro i silenzi omertosi su Piazza Fontana e Piazza della Loggia, dietro la bomba esplosa alla stazione di Bologna, dietro tutto il male che c’è stato fatto in decenni di vergogne. Una vergogna come quella che abbiamo sotto gli occhi non s’era mai vista prima: se ne vanno liberi  e franchi in Parlamento i responsabili d’un disastro epocale, seggono davanti a inutili simulacri di Commissioni Parlamentari, e apertamente minacciano: o ci lasciate in pace o affamiamo il Paese. A noi della salute della gente non interessa niente. Firmano l’ultimatum e se ne vanno via tranquilli così come sono venuti: salute o lavoro, prendere o lasciare.




domenica 5 agosto 2012

così è ... se vi pare

E dunque è passato il decreto crescita per l’Italia e insieme ad esso l’emendamento che prevede per la Regione Calabria la possibilità di attingere ai fondi Fas per ripianare i debiti che aveva con Ferrovie della Calabria e, ancora di più, a questo vengono resi disponibili altri 20 mln di euro per consentire alla società stessa di fare fronte alla crisi di liquidità che aveva messo in ginocchio la più grande realtà industriale della Calabria e con essa i suoi dipendenti e l’indotto che la società genera con altrettante società e dipendenti.
Oltre la notizia stessa che presuppone l’avvio di una nuova fase per la società - sulla quale mi soffermerò nei prossimi post -  la cosa che a distanza di due anni dall’apertura ufficiale della crisi della società Ferrovie della Calabria risalta agli occhi - smentendo quanto finora sostenuto e che ha finanche condizionato la contrattazione fra lavoratori, sindacati, azienda e Regione - è che tutte le affermazioni dei rappresentanti della Regione Calabria erano pretestuose e infondate e tendevano ad una giustificazione a tavolino della negazione di risorse a Ferrovie della Calabria.
I più attenti e capaci di attivare le funzioni mnemoniche del cervello, o più semplicemente chi ha conservato i ritagli di giornale, o chi come me fa una qualsiasi ricerca su internet dei post riguardanti l’inizio della “vertenza FdC” fino all’epocale accordo di ottobre 2011, non può che accorgersi delle falsità che sono state scritte per condizionare l’opinione pubblica e costringere successivamente il dipendente di FdC ad assoggettarsi ai tagli che la Regione Calabria aveva previsto per la società.
Nessuno vuole nascondere che la congiuntura economica nazionale e mondiale ha condizionato i governati la Regione Calabria nella scelta di ridurre i corrispettivi assegnati annualmente alla società e rivenienti dall’accordo di programma Stato-Regioni, per quanto un comitato di verifica e monitoraggio aveva certificato, ma nessuno deve nascondere però che la crisi innescata da questa Regione Calabria nasce da due fattori completamente diversi fra loro anche se complementari.
Il primo riguarda certamente il taglio degli 8,5 mln di euro dei corrispettivi annuali che doveva giocoforza trovare risposte in un accordo industriale fra azienda e sindacati; il secondo però riguardava i crediti che la società vantava nei confronti della Regione Calabria e che quest’ultima ha sempre ostinatamente e con livore negato e che anzi una scellerata gestione condivisa da sindacati, azienda e lavoratori aveva aumentato lo stipendio oltremisura di questi ultimi, che si erano garantiti oltremisura "pretendendo" di fare rispettare leggi, contratti ed accordi.
Per questo motivo hanno sempre dipinto una classe lavoratrice che vanta 100 anni di lotte sindacali “scroccona e familistica”, demolendo tradizioni e cultura, demonizzando chi non la pensava come loro, assoggettando i sindacati trattanti e minacciando di denuncia chi li considerava bugiardi.
Ora il tempo ha dato ragione. La crisi di Ferrovie della Calabria non è stata determinata solo e semplicemente dall’improvvisa decurtazione dei corrispettivi annuali e dai tagli lineari operati ai km/bus; la crisi è stata determinata dai crediti, portati in bilancio, che Ferrovie della Calabria vantavano nei confronti della Regione Calabria e da questi mai riconosciuti. Crediti sicuramente ventennali, determinati da un’azione bipartisan dei vari governi succedutisi e ai quali debiti una flebile delibera del vecchio governo di centrosinistra aveva messo una pezza nei primi mesi del 2010, spazzata subito via dal riformismo orizzontale di quest’ultimo governo.
I necessari processi di rimodulazione aziendale rivenienti dall’affrontare le mancate risorse dei corrispettivi in meno si sarebbero affrontati sicuramente con animo più tranquillo, ed avrebbero permesso di mantenere tutele specialmente per il personale di esercizio che più di tutti soffre per i regimi di turnazione e mancate infrastrutture, logistiche e di rotabili.
Ma i sindacati trattanti, abbagliati e ciechi al fine di non vedere, si prestavano al gioco e a ottobre 2011 dichiaravano che stava per aprirsi una nuova stagione per le Ferrovie della Calabria dopo anni di criticità finanziarie ed incertezze occupazionali.
E infatti già a fine 2011 per le lavoratrici e lavoratori cominciarono le sorprese nel vedesi dilatare i tempi di erogazione della retribuzione e a oggi vantano nei confronti della società competenze degli ultimi 6 mesi del 2011, la retribuzione del mese di luglio e la 14sima.
Con l’accordo di ottobre 2011 la compagine sindacale trattante fece un errore strategico e sicuramente epocale, abdicando in favore del Management aziendale e della Regione Calabria, persuadendo anche i lavoratori e le lavoratrici a pronunciarsi in favore del si al referendum confermativo l’accordo, ma è di questi ultimi giorni la notizia che l’azienda sta provvedendo a trasferimenti d’ufficio in base all’accordo di ottobre addirittura a costo zero o con spese ridottissime, che rende drammatica la condizione di lavoratori con anzianità addirittura trentennali.
Ma l’azienda e il sindacato trattante si guardano bene da rendere noti i contenuti dell’accordo sindacale riveniente dalla scheda n.11.
Così è se vi pare.
Buone vacanze per chi ci va e può permetterselo, noi ci ritroveremo al prossimo post.