venerdì 29 giugno 2012

900 ...

L’altro ieri, sono stato redarguito da un attento lettore per non avere commentato la melmosa, irriverente e insensibile comunicazione ai dipendenti , che la società FdC ha fatto per giustificarsi del mancato pagamento delle mensilità di maggio e giugno 2012 (non tenendo conto delle competenze arretrate) e tentare di calmierare con l’ennesimo rimando una loro ormai più che giustificata incazzatura.
Ammetto  la défaillance per non essere stato tempestivo , ma a mia discolpa tento di abbozzare una malinconica giustificazione fondata sul fatto che ormai, rotti gli schemi e piegati dal sofferente bisogno che gli attenti attori protagonisti vorrebbero trasformare in opportunità all’italiana, sono sempre di più le anime votate alla genuflessione che fanno sì che è ben poca cosa commentare un comunicato aziendale quando ci sono fantocci che, vuoi anche per nascondere le risultanti incapacità, ammiccando si affannano a raccontare indiscrezioni, invadenze  o pettegolezzi mascherati da confidenze tipo “stai a sentire a me che l’ho saputo dall’alto”, si prodigano a calmierare le lavoratrici e i lavoratori sempre più sull’orlo di una crisi e  sempre più vicini a svegliarsi dal rincitrullimento generale cui sono stati gettati.
Vi è di più, anche su facebook questi lacchè di lacchè si affannano a riportare comunicati smeliosi e pieni di piaggeria, ancora prima che gli stessi vengano pubblicati, se vengono pubblicati visto che ancora non sono riuscito a vederlo in un qualsiasi sito di testata  giornalistica. Segno inequivocabile del peggiore trasversalismo bugiardo e ipocrita.
Tutti bravi e zelanti ad adoperarsi per calmierare quella massa di lavoratori che, imbambolati e indeboliti, rimangono incapaci di generare qualsiasi lotta di classe, che possa passare dalla difesa del proprio salario, a essere da contrasto all’ennesima riforma del sistema previdenziale che ha reso superflui anche i 40 anni di contributi ed ha lasciato col culo per terra centinaia di migliaia di lavoratori costretti ad accettare accordi di uscita dalle aziende e a cui ora viene sottratto il diritto alla pensione; alla contro riforma del lavoro che è stata approvata sempre dagli stessi parlamentari e che nega proprio il diritto al lavoro, allargando la precarietà a dismisura, annullando le residue tutele per chi perde il lavoro e apre ai licenziamenti individuali per motivi economici e senza giustificato motivo cui viene negato il diritto alla reintegra.
Dai lacchè sindacalisti trattanti non una parola sul baratro in cui si è infilata la società Ferrovie della Calabria.
Non un’assemblea con i lavoratori e le lavoratrici per spiegare, parlare, discutere, fosse anche per solo litigare ma assumere impegni dopo averli ascoltati.
Non una parola sulle dichiarazioni del neo assessore ai trasporti circa lo scenario aperto dalla definizione dei bacini, che potrebbe rivoluzionare gli assetti societari delle aziende esercenti il trasporto pubblico in Calabria, orchestrate da una Giunta Regionale che, non paga dai tagli imposti dalle delibere 147 e 192, ancora si dà da fare per tagliare ulteriori servizi alla popolazione per compensare con il loro metodo a risorse non disponibili.    
                       

mercoledì 27 giugno 2012

come le vacche di fanfani...

È dal lontano 2011 a ottobre, ma ancora di più a novembre nella kermesse presso il deposito di Ferrovie della Calabria in Cosenza, che sentiamo dire che “è già stato stipulato un mutuo di 20 mln di euro” e che da qui a breve arriveranno.
Una, due, tre, quattro, cinque volte sempre questi 20 mln di euro che non arrivano mai, che sommando dovrebbero essere almeno 100 o di più (tanto così non costano niente).
A ogni piè sospinto appaiono 20 mln di euro, tanto che ci vengono in mente le famose “vacche di Fanfani”, che probabilmente i più giovani non conoscono ed ai quali voglio segnalare il libro di Francesco S. Mangone in cui se ne parla.
 Il libro prende spunto da un fatto di cronaca politica, la discesa in Calabria dell'allora Presidente del Consiglio, l'onorevole Amintore Fanfani; è la macchinazione d'una beffa che verrà ricordata col nome de "le vacche di Fanfani". La narrazione s'intreccia con un'oscura vicenda mai completamente svelata: la morte della nobildonna Ines Olivara, la madre del cavaliere Otello Olivara, imprenditore legato all'Opera Valorizzazione Sila e socio, insieme a don Raffaele Mirizzo, del postribolo di Montamare allo Jonio.
L'Olivara, papavero del luogo, fu allora segretamente incaricato dai vertici dell'ente calabrese di procurarsi una trentina di mucche e di trasportarle nottetempo per le aziende agricole che sarebbero state inaugurate, di volta in volta, dal Presidente del Consiglio.
Un trucco miserabile per nascondere inefficienze e connivenze dell'ente di riforma calabrese, nel silenzio dei media, con l'allora nascente tv di stato.
Ma a causa anche dell'inattesa morte della donna, l'imbroglio venne scoperto e reso di pubblico dominio.

sabato 23 giugno 2012

che fine hanno fatto?

Che la situazione in Ferrovie della Calabria fosse oscura e complicata, i lavoratori e le lavoratrici se ne erano accorti da più tempo, viste le conclusioni.
Che facesse paura ai sindacalisti, se ne erano accorti già da aprile del 2010 quando i segretari regionali, in una affollata assemblea intersindacale a Lamezia Terme, si guardarono bene dall’aprire una vertenza contro la Regione Calabria, con la scusa che le allora imminenti consultazioni elettorali non consentivano di conoscere il riferimento politico del governo calabrese. Come se potesse essere da impedimento alle politiche sindacali l’avere un governo di destra o di sinistra. I governi sono governi e non hanno gli stessi interessi dei lavoratori.
Che il Decreto Legge in cui vengono previste risorse per la ricapitalizzazione di Ferrovie della Calabria a condizione che la proprietà venga trasferita in capo alla Regione Calabria, non li facesse dormire la notte, a questo punto c’era da aspettarselo per chi non ha mai dimostrato di essere cuor di leone.  
Il silenzio assordante del sindacato sulla vicenda ne è la prova. Non un volantino, non un accenno ai lavoratori. Segno inequivocabile che non sanno che pesci pigliare e utilizzano una tattica attendista.
I sindacati autoproclamatisi trattanti, hanno messo in campo per Ferrovie della Calabria solo un timido e stringato comunicato dopo il loro sciopero generale dei trasporti in Calabria, nel quale delicatamente avvertivano che i lavoratori, non loro si intende, si sarebbero potuti “incazzare” avviando iniziative che avrebbero potuto avere un epilogo senza controllo se non avessero ricevuto, vista la scadenza di giugno, almeno lo stipendio arretrato di maggio. BUMMM!!! avete avuto paura?
Ma possibile che debbono mortificare i lavoratori con questi compitini da prima elementare dove oltretutto non si vede uno straccio di assunzione di responsabilità?
Vogliamo capire, ma loro, cosa vogliono fare contro questo stato di cose, oltre a minacciare che altri potrebbero incazzarsi?
La verità, è che questa situazione ha certificato il fallimento della loro linea politica. Una strategia sindacale che oggi mostra tutta la sua inconsistenza, che se non altrimenti identificata, potrebbe sottintendere una volontà a favorire una compagine politica a discapito degli interessi dei lavoratori.
Già a luglio 2011, la sofferenza economica di Ferrovie della Calabria e il mancato riconoscimento di corrispettivi per 8,5 mln di euro, costrinsero l’azienda a licenziare 56 + 15 dipendenti senza se e senza ma dal sindacato trattante, che oltretutto coinvolse nella vertenza la Regione Calabria assegnandole il ruolo di garante.
A fine ottobre dello stesso anno, nonostante che i primi del mese in una interrogazione parlamentare l’On. Misiti rispose che la Regione Calabria doveva a Ferrovie della Calabria circa 86 mln di euro, l’azienda, il sindacato trattante e la Regione Calabria nel ruolo di garante, approvarono un accordo dai contenuti restrittivi e penalizzanti per i dipendenti, facendo affermare alla Regione Calabria, all’azienda e al sindacato cosiddetto trattante, in una kermesse a Cosenza, di avere salvato la Ferrovie della Calabria dal sicuro fallimento.
Ma dicembre 2011, invece, la situazione peggiorava e mentre la Regione Calabria esultava per avere acquisito finalmente anche nei cespiti la proprietà del patrimonio aziendale e nei fatti cominciava ad assegnare immobili di prestigio ad associazioni a loro vicine politicamente, cominciava per i lavoratori il calvario del mancato pagamento dello stipendio (e pensare che invece si aspettavano le competenze arretrate da agosto 2011 e i ticket da gennaio 2011), mettendo in crisi intere famiglie già vessate da una manovra restrittiva del governo centrale.
Debbo, per onestà intellettuale, riconoscere però che almeno una sigla sindacale (che non è e non è stata trattante nelle ultime vertenze dal 2011 ad oggi), ha dall’inizio denunciato che la vera responsabile della crisi di liquidità di FdC era la Regione Calabria, ed è l’Unione Sindacale di Base – USB.
Una denuncia che gli altri sindacati hanno dal primo momento cercato di stigmatizzare tentando di screditarli con una macchina del fango vergognosa, accanendosi invece in una strategia che adesso sta ammettendo il suo fallimento e dimostrando tutta l’insipienza dei suoi promotori al punto tale che, se potevano esserci dei dubbi in merito, ancora una volta vengono smentiti dalla relazione tecnica che ha permesso l’inserimento nel DL “crescita” dell’art. 16 contenente la ricapitalizzazione di Ferrovie della Calabria.
Nella relazione tecnica, si evidenzia che la Regione Calabria DEVE a Ferrovie della Calabria 90 mln di euro e

l'aumento di capitale proposto è diretto, pertanto, a far fronte alla crisi di liquidità in parola facendo venir meno la situazione di insolvenza, nelle more della definizione dei rapporti creditori tra le aziende le Regioni committenti i servizi di trasporto pubblico.
Inoltre, l'aumento di cui trattasi consente di procedere ad una razionalizzazione e ad un efficientamento delle gestioni societarie diretta a ridurre drasticamente il fabbisogno di esercizio facilitando in tal modo sia la definizione delle partite creditorie che il defini­tivo passaggio della proprietà sociale alle Regioni competenti.
E' necessario infine rilevare che, soprattutto per Ferrovie della Calabria s.r.L, la crisi di liquidità registrata è tale (difficoltà nell'adempiere agli obblighi contributivi previsti per legge, impossibilità ad effettuare pagamenti ai fornitori, difficoltà nel pagamento degli stipendi) da generare prevedibili effetti negativi, in termini di ulteriore diminuzione dei livelli occupazionali diretti ed indiretti nonché di non regolarità e continuità dei servizi pubblici di trasporto prestati”.



  
      

sabato 16 giugno 2012

noi il debito non lo paghiamo ...

Al dunque si è capito cosa voleva dire la “ricapitalizzazione” per Ferrovie della Calabria.
Il “Decreto Sviluppo” licenziato ieri dal Consiglio dei Ministri è stato chiaro: sono destinati 40 mln di euro da spartirsi tra Ferrovie della Calabria S.r.l. e Ferrovie Sud-Est e servizi Automobilistici S.r.l., a condizione che le rispettive regioni sottoscrivano nei 60 giorni dopo l’entrata in vigore del decreto i relativi accordi di trasferimento delle proprietà societarie dal Ministero alle Regioni.
Queste sono le risorse che il Ministero ha messo in campo per Ferrovie della Calabria.
Ora, ammettendo che i 40 mln sono divisi equamente fra FdC e FSE, questi 20 milioni si andrebbero a sommare con i 12 mln dell’ultima comunicazione del Presidente Mautone (anche se però ha detto che di 12 ne arrivavano 8), e quindi sarebbero 32.
Ammettendo anche che a questi 32 se ne andassero ad aggiungere altri 20 mln messi in campo dalla Regione Calabria (quelli per intenderci che da ottobre 2011, l’On. Orsomarso, l’On. Mancini ed in ultimo l’On. Fedele, vanno strombazzando ai quattro venti ma che non arrivano mai), ci troveremmo con una disponibilità di 52 mln di euro. Una bella cifra, considerevole, apprezzabile.
Ma, siamo sicuri che è adeguata alla sofferenza che ha Ferrovie della Calabria? Lo dico perché da conti fatti mancano all’appello almeno 48 mln di euro che dovrebbero recuperarsi al più presto. Lo dico facendo qualche calcolo, approssimativo si intende, visto che non ho documenti ma informazioni e indiscrezioni, e da queste indiscrezioni sembrerebbe che la sofferenza sia quindi di molto superiore a quanto si riesce a recuperare con queste operazioni, e cioè:
1.       20 mln di euro sembrerebbe sia l’esposizione con il fondo comune;
2.       20 mln di euro sembrerebbe sia l’esposizione con l’Inps;
3.       20 mln di euro sembrerebbe sia l’esposizione con i fornitori;
4.       20 mln di euro sembrerebbe sia l’esposizione con il tfr dei dipendenti;
5.      20 mln di euro sembrerebbe sia l’esposizione con voci varie ed eventuali (competenze arretrate con i dipendenti, trattenute varie sulle buste paga dei dipendenti e non girate alle varie finanziarie e quant’altro,  ivi compreso priamo e i contributi sindacali, di conseguenza molto varie e poco eventuali).
Quindi tutta l’esposizione grosso modo si aggirerebbe intorno ai 100 mln di euro, lira più lira meno ;-).
E, non tenendo conto però che i 20 mln della regione dovrebbero essere spesi per l’infrastruttura ferroviaria, questi 48 mln dove li andranno a prendere?
Ora, per come sono abituato a ragionare, penso che un paragrafo del Decreto Legge prima di essere presentato avrà avuto certamente un iter di valutazioni e interlocuzioni fra Ministero dei Trasporti e Regione Calabria, ragione per cui è ipotizzabile che la regione Calabria ne fosse a conoscenza e che addirittura vi abbia partecipato e, se così fosse, è chiaro che la rimanenza del debito qualcuno la dovrà pagare. Ma chi? Ci domandiamo: chi dovrà pagare questo debito? la Regione Calabria, direi io, che ha un debito con FdC di oltre 86 mln di euro, che adesso incassa questi (forse) 20 mln dal DL sviluppo. 
Ma, conoscendo i soggetti in campo, sono sicuro, anzi certo, che il debito lo vorranno fare pagare ai lavoratori e lavoratrici di Ferrovie della Calabria.
Cominceranno con una campagna di stampa diffamatoria in cui diranno che costiamo troppo, che ci sono sacche di sperperi, che gli altri costano meno, che ci sono le gare e finiranno a metterci l’uno contro gli altri, e quando i lavoratori abboccheranno e si litigherà a livello personale, i sindacalisti intelligenti e trattanti “assumeranno la vertenza” e via: si giocherà allo “schiaffo del soldato” con i lavoratori al centro.   

sabato 9 giugno 2012

e i ciuchini si accapigliano per i trasferimenti ...

Mentre in azienda ci si accapiglia per piazzare i propri protetti nei trasferimenti alle nuove residenze in FdC, a livello regionale si fa silenzio sulle dichiarazioni dell'assessore Fedele (in continuazione col pensiero Orsomarsiano) che manda messaggi subdoli ai dipendenti di Ferrovie della Calabria, come dire: o abbassate ulteriormente lo stipendio o qualcuno va a casa.
Ma di queste cose ne avete parlato nell'incontro che avete avuto con l'assessore? e se è si, come mai non ne avete parlato quantomeno con i vostri iscritti? e se non ne avete parlato, che ci siete andati a fare?
Complimenti, non c’è che dire, un ottimo lavoro dei sindacati trattanti.               
Scodinzolate, scodinzolate ancora nei confronti di questo governo regionale. 













domenica 3 giugno 2012

ricapitalizzazione ...


Molti dei nostri sindacalisti e, conseguentemente per suono di piffero, dei loro iscritti, sono convinti che una ricapitalizzazione di Ferrovie della Calabria possa mettere definitivamente al riparo il loro lavoro e stipendio (anche quello di sindacalisti).
Teoricamente potrebbe essere così e sarebbe auspicabile per tutti. Sarebbe comunque sicuramente un primo tassello per mettere in sicurezza FdC. Tuttavia, è il passaggio successivo che modificherà completamente, per chi resterà, il modo di concepire il lavoro e la sua remunerazione in azienda.
Ammettendo utopisticamente per un momento che la “ricapitalizzazione di Fdc” significhi per il socio unico (il Ministero dei Trasporti) pagare i debiti che i crediti non riscossi dalla Regione Calabria hanno contribuito a creare e che quindi lo stato si faccia carico di eliminare le sofferenze perseguendo a parte la strada dell’azione giuridica verso la Regione Calabria per il recupero di tali somme - 20 mln circa di euro per fondo comune, 20 mln di euro per tfr, 20 mln di euro per fornitori, 20 mln di euro per inps, 20 mln di euro per spese varie ed eventuali, molto varie e poco eventuali - rimarrebbe sempre uno scollamento fra la struttura dell’organizzazione aziendale e gli attuali compensi dei corrispettivi, oltretutto oberati dagli ultimi tagli nel settore gommato fatti dalla Regione Calabria.
Un’Organizzazione aziendale di persone e profili professionali così costruita quando ancora venivano ripianati i corrispettivi annui con circa 8,5 mln di euro in più, realizzata dal management aziendale, dai sindacalisti e molto spesso richiesta dagli stessi lavoratori (molto spesso solo da chi era iscritto al sndacato).
Infatti, la delibera della Regione Calabria n.192 di aprile, che sostituisce la n.147 di marzo, prevede per Ferrovie della Calabria la riconferma dei km/treno, mentre ridimensiona, insieme alle aziende c.d. private, il volume dei km/bus, determinando un’ulteriore abbassamento di corrispettivi che influiranno negativamente ai già fallimentari equilibri aziendali.
Pertanto e in ogni caso, ci veniamo a trovare con uno squilibrio che neanche gli oltre 90 pensionamenti e licenziamenti, insieme alla decurtazione del salario di secondo livello, possono contenere. Anzi, il pensionamento futuro di lavoratori con profili professionali per l’esercizio, determinerà un’ulteriore aggravio che peserà nella distribuzione di personale nelle attività aziendali.
Un’azienda divisa a metà, che per il settore gommato sta attraversando un mutamento di condizioni; dalla trasformazione dei servizi su gomma integrativi e sostitutivi a ferro a servizi regionali, all’adeguamento dei corrispettivi regionali, alle nuove regole per la liberalizzazione (prima l’art. 23bis, oggi l’art.25 della L. 27 del 2012), che costringeranno le aziende ad adeguarsi alle scadenze prossime (fine giugno 2012 e fine dicembre 2012) per ottenere almeno una proroga degli affidamenti di almeno 3 anni.
Di conseguenza, il potersi confrontare con altre aziende per costruire un soggetto unico al quale possa essere affidato un bacino ottimale e comunque tale da consentire economie di scala e di differenziazione idonee a massimizzare l'efficienza del servizio, comporterà, per come hanno inteso sostenere a settembre 2011 in merito al salario dei lavoratori la Regione Calabria rappresentata dall’allora consigliere delegato ai trasporti suffragato dalla genuflessione dei sindacalisti compiacenti, un ulteriore ridimensionamento del salario e un quasi certo esubero di personale.    
Del resto le manovre dell’assessorato ai trasporti della Regione Calabria circa l’eliminazione dei servizi in sovrapposizione, conferma quanto da me scritto in un post precedente a proposito della cessione delle linee su gomma di Ferrovie della Calabria che potrà avvenire solo e quando queste non saranno più concorrenziali al settore su ferro.
Ora, io non mi aspetterei di più di una semplice attenzione sui problemi spiccioli di categoria dal sindacalista attivista (l’rsa per intenderci), che magari ripete come un pappagallo quello che il suo segretario provinciale gli propina come alta politica sindacale, ma dai signori sindacalisti regionali auto proclamatisi trattanti, SI!
Invece, men che meno parlano di tutto tranne che di come la Regione Calabria vuole onorare i debiti con Ferrovie della Calabria, degli scenari e delle ricadute che le Leggi e gli eventi a loro collegati potranno avere sulle aziende e quindi sui lavoratori e le lavoratrici.
Mi  sarei aspettato di più dall’incontro che hanno avuto giorno 31 maggio con il nuovo assessore ai trasporti della Regione Calabria. Molto di più da questo atavico ballo in maschera di verginelle e di ruffiani della politica.
Provo stanchezza, disgusto, rifiuto viscerale. Il teatro delle marionette, in mano a mediatori gestiti dalle congreghe, sopravvive nonostante le rivoluzioni, le innovazioni, il progresso scientifico, l’istruzione.
Si assiste impotenti al perpetuarsi del “grande imbroglio” in nome del favoritismo alla politica, contro chi non ha niente, anche se inutilmente possiede ingegno, talento, onestà, etica, moralità, tutta merce che in quell’imbroglio viene considerata in disuso.
E loro, timorosi di essere scoperti nel loro sporco gioco che tentano di nascondere attraverso il controllo dei media e del consenso clientelare, mettono in campo il loro antico e ricorrente mestiere: la diffamazione.