mercoledì 5 dicembre 2012

un pastrocchio ...


Un giovane dipendente di un’azienda partecipata da Ferrovie della Calabria postava su un gruppo di facebook che sul quotidiano di oggi c’era scritto che a breve verranno date all'AMACO il prolungamento fino a Pedace, un prolungamento Cosenza-Bosco di Rovito, per Rovito, per Spezzano Sila e una navetta Cosenza-Celico. Tutti d'accordo sindaci, i politici e l'assessore Fedele che ha detto che a breve andrà in porto la cosa.
“ma Fedele è così sveglio a cedere i servizi all'AMACO e cosi dormiente per pagarci e salvare Ferrovie della Calabria? L'azienda nostra muta e nessuno di noi sento parlarne....si perderanno posti di lavoro........” concludeva nel suo post.
Le preoccupazioni del giovane dipendente ci sono tutte perché, voi come giudichereste che il comma 8 dell’art. 2 (disposizioni transitorie) della proposta di legge n. 358 deliberata dalla giunta regionale il 30 luglio 2012, consente ai servizi urbani sconfinamenti limitati nei comuni limitrofi, al fine di aumentare l'efficienza del sistema ed evitare che per l'impossibilità di piccoli sconfinamenti dei confini comunali debbano verificarsi parallelismi fra servizi urbani ed extraurbani?
Io, invece, vorrei approfittare per fare delle piccole domande e considerazioni, in modo da stuzzicare la mente dei lavoratori dipendenti di Ferrovie della Calabria, affinché possano poi farsi dare, eventualmente, le giuste risposte e spiegazioni dai loro sindacalisti trattanti:
visto che l’assessore ai trasporti va dicendo che tra un po’ si faranno le gare sulla base dell’individuazione di due bacini extraurbani - nord e sud – e di bacini urbani che interesseranno le città di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria;
visto che a suo tempo i sindaci dell’area urbana di Cosenza si sono ritrovati per concordare in modo unitario una proposta all’assessore; 
visto il servizio che svolge AMACO in presila e che questo non è stato ostacolato da nessuno se non dai soli dipendenti di FdC e allo stato da un paio di sigle sindacali, mentre le altre hanno fatto solo finta;
visto che a tal proposito è del tutto probabile che nel bacino urbano di Cosenza entrerà il servizio della presila;
visto che in caso di conferma degli assetti societari per la partecipazione alle gare, la gara verrà fatta dal consorzio Cometra;
visto che per svolgere servizio urbano c’è bisogno degli autobus urbani;
in caso di eventuale vincita del Cometra (e dopotutto me lo auguro), a chi credete che assegnerà i km/bus?
A chi dovrà acquistare gli autobus urbani per svolgere il servizio oltre che nella presila anche per i rimanenti km, o a chi dovrà acquistare solo un residuo numero di autobus perché gli altri sono già in suo possesso?
Atteso che la Regione possa partecipare all’acquisto degli autobus, con queste finanze che si trova Ferrovie della Calabria, credo che sarebbe difficile anche solo trovare il 20% del totale per un’azienda che ancora non sa come pagare "i debiti della Regione".
Sembra fantapolitica? È probabile che sia vero, del resto, infatti, se non riescono a fare rispettare le delibere sul trasporto pubblico locale che loro stessi emettono, vuoi che non ne esca un pastrocchio?
Il guaio però è che vorrebbero fare pagare sempre ai lavoratori i loro errori. E questo non è onesto.

domenica 18 novembre 2012

cresci ...


Il pre accordo è stato firmato e al suo interno si prevedono ancora tagli sulle spalle dei dipendenti di Ferrovie della Calabria. 
in questo contesto è certo che si inneschi una nuova ondata di proteste, alle quali ed ai quali tagli, se altri elementi scatenanti si incontrassero e sommassero, i nostri sindacalisti trattanti non potrebbero certo mettere delle pezze come hanno fatto fino a ora. Il tempo delle falsità è finito.
Ma andiamo con ordine, ormai è palesato anche a chi "voleva essere non vedente" che Ferrovie della Calabria è stata indotta alla crisi per crediti vantati e mai riscossi e per una decurtazione perentoria dei corrispettivi annuali che hanno costretto al famigerato “accordo di ottobre” per imporre tagli che non si limitarono all’eliminazione degli “sprechi” invocati da tutti gli attori trattanti, ma andarono ad incidere violentemente sul salario dei lavoratori, maggiormente dei giovani lavoratori, ma che in speciale modo agì sul personale viaggiante e sulle regole per la formulazione dei turni nonché su suoi aspetti normativi che determinarono una contrazione dei diritti e un aggravio dei carichi di lavoro.
Ora, il pre accordo rilancia e all’art. 4 prevede che il Ministero, entro il 15 dicembre c.a., attivi le procedure per affidare ad una società specializzata e di conclamato prestigio nazionale e internazionale (azz..), la predisposizione di un piano di riorganizzazione aziendale concretamente applicabile, ispirato a criteri di razionalizzazione ed efficientamento, volto ad incrementare i ricavi e a ridurre i costi. 
In particolare il piano in argomento dovrà:
individuare i servizi in cui il rapporto fra ricavi e costi è particolarmente ridotto e, in assenza  di  prospettive  di  rilancio,  proporne  la  definitiva  soppressione  e  la dismissione delle infrastrutture associate;
individuare le risorse umane necessarie, prevedendo per gli  eventuali esuberi prioritariamente la ricollocazione in contesti produttivi aziendali esistenti o in via di sviluppo;
individuare indicatori legati all’efficientamento delle attività della Società e alla qualità dei servizi di TPL su gomma e su ferro;
individuare un' ipotesi di contratto collettivo di secondo livello in cui una parte del reddito accessorio è legata alla produttività e agli  indicatori di cui al punto precedente;
individuare le aree di possibile sviluppo sul mercato.
Come i più attenti avranno avuto modo di capire, ai tagli del famigerato accordo di ottobre 2011 si andranno a sommare quelli dell’art. 4 dell’accordo Regione-Ministero, che troverà nell’accordo di ottobre 2011 anche strumenti normativi che incideranno negativamente sui lavoratori e lavoratrici.
Ma non solo, la contrattazione nazionale infinita, che ha determinato peraltro il fallimento del contratto unico della mobilità, sta ponendo in rilievo le fameliche richieste delle AA.DD. che insieme alle politiche Governative, tendono a scaricare sui lavoratori i debiti contratti dalla finanza speculativa delle banche e dei suoi banchieri.
Queste associazioni datoriali, non solo pretenderebbero assieme al governo nazionale che il contratto potesse essere autofinanziato dal lavoratore, ma vorrebbero mettere mano anche a degli istituti che gli garantirebbero la piena flessibilità dell’Operatore di esercizio, sia in termini di orario di lavoro che in termini di salario.
Purtroppo come categoria dobbiamo aspettarci tempi più bui se tutti non ci difendiamo dagli attacchi ai diritti (non solo acquisiti ma da mantenere anche per gli altri che verranno) dei lavoratori e delle lavoratrici anche a livello nazionale.
Non c’è niente di buono in quello che si sta prospettando per il CCNL. ASSTRA e ANAV vogliono smantellare tutti i diritti:
vogliono aumentare l’orario di lavoro;
vogliono l’ampliamento dell’ambito territoriale di riferimento della residenza ai fini della trasferta e delle diarie ridotte;
vogliono aumentare la durata massima dell’orario di lavoro settimanale;
vogliono aumentare il periodo di riferimento plurisettimanale per il computo della durata media dell’orario di lavoro;
vogliono avvicinare il più possibile le prestazioni lavorative effettive del personale addetto all’esercizio all’orario contrattuale di lavoro, vogliono ridurre i tempi accessori;
vogliono determinare ore di lavoro straordinario obbligatorio e consensuale;
vogliono allineare le giornate di ferie ai limiti legali;
vogliono ridefinire la retribuzione utile per il calcolo della indennità di malattia;
vogliono ridefinire il trattamento di malattia e di infortunio non sul lavoro nel periodo di carenza relativo a ciascun evento;
vogliono ampliare i contratti di lavoro atipici e potenziamento della flessibilità in entrata;
vogliono l’abolizione del “concorso pasti”;
vogliono abolire gli aumenti periodici di anzianità e il congelamento dei valori maturati;
vogliono rideterminare le modalità di fruizione/concessione dei permessi 104;
vogliono una clausola di responsabilità per il risarcimento danni;
vogliono rideterminare la disciplina in caso di ritiro e sospensione della patente, vogliono fare pagare all’Operatore di esercizio il costo della CQC;
vogliono l’abrogazione di tutti gli accordi di secondo livello riguardanti gli inidonei;
vogliono i contratti più flessibili. 
Un contratto quindi che tutto sommato, se questi sono i presupposti, non vale la pena venga rinnovato, e che oltremodo se dovesse passare, anche con una riduzione di richieste datoriali, si sommerebbe all’accordo di ottobre e all’art. 4 del pre accordo.
Una bella cosa, proprio una bella cosa che mette in evidenza gli errori fatti nella vertenza FdC, e mette in evidenza che chi si è assunto l’onere di contrattare e decidere erga omnes prevaricando su altri soggetti titolati alla contrattazione, determinandosi in maggioranza deliberativa, oggi si troverà a dovere decidere ulteriori tagli.
Ma Scilipoti ha fatto scuola e di “responsabili” nei sindacati presenti in Ferrovie della Calabria ne è pieno.

  


  

giovedì 25 ottobre 2012

the end ... l'autobus blu ci chiama. Autista, dove ci porti ...


La nota che Ferrovie della Calabria a firma del Presidente del Cda ha inviato a tutte le segreterie regionali dei sindacati presenti in azienda e ai cinque Prefetti della Calabria nonché all’Assessore ai Trasporti della Regione Calabria, sancisce l’epilogo più brutto che si potesse immaginare di questa odissea, che ha visto l’anno 2010 il suo inizio e l’anno 2012 la sua conclusione più miserabile.
Dal 2013 questa antica e gloriosa società sarà in mano alla politica e ai politicanti della Regione Calabria.  


lunedì 8 ottobre 2012

è inutile nascondersi, tanto si vedono le orecchie …


La stupidità è imprevedibile.
La stupidità è pericolosa perché è imprevedibile. La malvagità può essere terribile, ma - se non è contemporaneamente stupida, cosa che purtroppo accade spesso - tende a comportarsi in modo da nuocere agli altri traendone un vantaggio, o almeno senza farsi del male. Perciò può essere prevedibile. La stupidità no. Fa danno a sé e anche agli altri. Questo è uno dei motivi per cui è molto pericolosa.
Già all’inizio della vertenza che portò poi alla stesura di una raffica di accordi che licenziarono 56 dipendenti di FdC, decurtarono il salario dei lavoratori rimasti, inasprì per il personale viaggiante le regole sulla formulazione dei turni ed introdussero interpretazioni “autentiche” dei CCNL, si assistette al tripudio di stupidità quando in fila indiana i delatori si affacciavano alla segreteria dell’allora delegato ai trasporti della Regione Calabria, per vomitare di odio e rancore, dispensando suggerimenti e verità di sprechi e scialacquamenti crogiolandosi nella loro velenosità al pensiero di generare male.
Quella stupidità, permise ai giornalisti prezzolati di vessare i dipendenti di FdC esponendoli al pubblico ludibrio e autorizzò i fautori del nuovo a tagliare i costi di FdC, giustificando così la loro politica di tagli orizzontali. 
Oggi si palesa l'incapacità e l'ottusità di come è stata affrontata la vertenza e di cosa ha prodotto. 
Ma c’è di più, oggi non ancora soddisfatti, si crogiolano sulle loro passate iniziative liberiste e manageriali, strombazzando ai quattro venti di quanto sono stati bravi ad abbassare lo stipendio ai lavoratori e di come sono stati servizievoli al comando della politica di turno, scodinzolando più del dovuto.
Ma un sospetto sta crescendo pure in loro: vuoi vedere che abbiamo preso la fregatura? Ma chi se ne frega noi rilanciamo, avranno detto, hai visto mai che ci credono pure stavolta?
Ma i tempi cambiano e i somari tardano a diventare cavalli.   

sabato 29 settembre 2012

se ci attaccate ci difenderemo ...

dalla RSA USB/Ferrovie della Calabria riceviamo e pubblichiamo.



Succede un fatto strano e cioè: ai lavoratori e alle lavoratrici delle Ferrovie della Calabria che non percepiscono lo stipendio; che vantano ancora la 14sima e le competenze arretrate da più di un anno; che ancora non sanno quando percepiranno lo stipendio di settembre; che non sanno dove prendere i soldi del fitto o del mutuo e del condominio; che tutti i giorni devono fronteggiare i mortificanti richiami dei creditori per i ritardati pagamenti insieme alle scadenze delle bollette del telefono, del gas, dell’energia elettrica, dei rifiuti solidi urbani, dell’acqua e dell’imu, facendo ricorso anche a forme di finanziamento con interessi altissimi per evitare di andare in mano a una Equitalia usuraia; alle prese con l’acquisto dei libri scolastici e per il pagamento della retta della mensa scolastica; che stanno rinunciato a curarsi perché è sempre più difficile risparmiare  qualche soldo  da spendere in analisi cliniche, per una visita medica specialistica e per comperare le medicine; che non hanno pagato il bollo auto in scadenza ad agosto, il premio assicurativo e che non hanno un centesimo per acquistare il carburante che aumenta il suo costo giorno dopo giorno; che oramai hanno rinunciato anche ad alimentarsi correttamente a causa del costo dei generi alimentari; che hanno cancellato dal bilancio familiare le somme destinate alle spese per l'abbigliamento e delle calzature; che subiscono umiliazione nel guardare negli occhi i propri figli quando questi chiedono  5  € per uscire con gli amici; che si mortificano per una situazione che deteriora girono dopo giorno i rapporti familiari e sociali alla quale nessuno è in grado di porre rimedio, nemmeno quella classe politica che dice di aver salvato l’azienda, la stessa classe politica che ne ha determinato la crisi; alle lavoratrici e i lavoratori delle Ferrovie della Calabria che solo di fronte a questo disastro sociale, presi dallo sconforto e dalla rabbia dopo aver visto salire sull’Aventino anche il sindacato trattante, colpevole alla pari del management aziendale e della Giunta Regionale,  e che giorno 17 settembre si sono incazzati di brutto e si sono fermati causando, inevitabilmente, anche danni ai cittadini ai quali sicuramente essi chiedono scusa, qualcuno ha detto che con la loro giusta protesta hanno causato interruzione di pubblico servizio. Che cosa? Pubblico servizio? Ma di che cosa state parlando? Ma se giornalmente da due anni si sopprimono una marea di corse? Chi mai è stato denunciato fino ad adesso per interruzione di pubblico servizio? E i tagli del servizio che sono stati fatti alla generalità del popolo calabrese non sono anche loro interruzione di Pubblico servizio? E poi, cari signori, ci dite quale legge obbliga a lavorare senza essere pagati? Il mancato pagamento dello stipendio da parte del datore di lavoro legittima la sospensione della prestazione da parte del lavoratore in ragione dell’esercizio di un proprio diritto sacrosanto, cioè il diritto di vedersi riconosciuta una retribuzione come previsto dalla Costituzione Italiana.
La giornata del 17 settembre non è stata lavorata e solo quella può essere trattenuta dallo stipendio (sempre se si riuscirà ad averlo). Altre fantasiose interpretazioni troveranno noi, i lavoratori e le lavoratrici pronti a intraprendere le giuste azioni nei confronti di chi invece, come le notizie di cronaca stanno dimostrando, percepisce lauti stipendi per prestazioni dopotutto mediocri. 
La causa dell’astensione dal lavoro quindi, è  da addebitare ad altri, e precisamente a quella classe politica che da più di 20 anni sta vessando il popolo calabrese con un modello regionalista che ha fallito. Ma noi questo fallimento politico non lo pagheremo.

USB CHIAMERÀ ALLA MOBILITAZIONE IMMEDIATA
CONTRO QUALSIASI PROVVEDIMENTO ILLEGITTIMO
NEI CONFRONTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI.



venerdì 14 settembre 2012

lacrime di coccodrillo ...

Il racconto che segue è una metafora e le metafore vengono spesso utilizzate nell’ambito della psicoterapia infantile per aiutare nella risoluzione dei problemi.

Una volta, in un grande stagno vivevano 8 coccodrilli. Questi coccodrilli andavano molto d’accordo tra loro e quando potevano si davano una mano, se così si può dire visto che sarebbe più corretto parlare di “zampa”. Insomma, erano proprio come una grande famiglia dove si viveva in perfetta armonia.
Il coccodrillo più anziano si chiamava Cigiello, poi c’erano Cislo, Uillo, Ugiello, Confaillo, Sullo, Orsino e il più piccolo Unsiaino. Naturalmente, nessun coccodrillo aveva paura dell’acqua e ci sguazzavano bene. Anzi, a loro piaceva moltissimo entrare nel grande stagno e acquattarsi per un certo tempo sul suo fondo limaccioso. Tutti erano bravissimi anche nella difficile arte di galleggiare sulla superficie dell’acqua, stando perfettamente immobili. Così immobili, che chi non sapeva nulla di coccodrilli avrebbe potuto benissimo scambiarli per tronchi d’albero.
La grande famiglia degli 8 coccodrilli si nutriva di tutti gli esseri che popolavano lo stagno. Si cibavano dei pesci piccoli e a dire il vero mangiavano anche qualsiasi malcapitato topino osava avventurarsi fino alla sponda dello stagno, qualche volta si pappavano anche qualche vermiciattolo, ma diciamo che  comunque il loro cibo più sicuro e preferito erano i polli che il padrone dello stagno metteva a disposizione di tutti loro.
Il fatto che ci fosse tutta questa abbondanza di cibo teneva i coccodrilli costantemente di ottimo umore.
Ai coccodrilli piace infatti più di tutto avere la pancia piena e poi farsi cullare dolcemente dall’acqua.
A raccontarla così sembra quasi che tutto andasse a gonfie vele.
E invece… invece un problema in questa grande famiglia di coccodrilli c’era e riguardava l’accordo fatto con il padrone dello stagno.  
Il padrone gli aveva detto: io vi faccio sguazzare nella mia acqua e mangiare tutti i polli e gli altri esseri che ci trovate, a condizione che non mi fate mancare mai l’acqua nello stagno.
Purtroppo, gli 8 coccodrilli, sguazzando e sguazzando, scherzando allegramente fra di loro spruzzandosi l’acqua come farebbero i ragazzini delle colonie alle prese con il mare,  non facevano altro che sciabordare l’acqua e buttarla al di fuori dello stagno, mettendo in crisi oltre che il padrone anche la loro sopravvivenza.
Allora un’idea venne contemporaneamente a tutti i coccodrilli più piccoli Confaillo, Sullo, Orsino e il più piccolo Unsiaino: mettiamoci a piangere! Se tutti insieme ci mettiamo a piangere potremmo alimentare l’acqua dello stagno e continuare a mangiare i polli in santa pace.
Anche ai coccodrilli più grandi Cigiello, Cislo, Uillo e Ugiello piacque la cosa e fu così che tutti insieme con un piagnisteo all’unisono, si misero a piangere a piangere a piangere finché lo stagno si riempì nuovamente di acqua.
Da allora, ecco perché ciclicamente i coccodrilli si mettono a piangere e da qui le cosiddette “lacrime di coccodrillo”.

PS
(Tutti i polli però cominciarono a chiedersi come mai i coccodrilli dopo avere mangiato a crepapancia piangevano … ma questa è un’altra favola che forse non potremo mai raccontarvi).   

domenica 26 agosto 2012

bisogna sapere cosa si vuole…


Ultimamente un giovane dipendente e rappresentante sindacale di Ferrovie della Calabria, con l’evidente entusiasmo e inesperienza giovanile, tenta di incitare ad una insurrezione i propri colleghi, immaginandoli addormentati dalle delusioni e dalle frustrazioni causate dagli accadimenti succedutisi da ottobre 2011 sino ad oggi.
Fa  bene ad entusiasmarsi e a partecipare alla “sua” vita lavorativa, cercando di interagire con i propri colleghi alla ricerca di una condivisione e partecipazione collettiva, ma il silenzio assordante delle segreterie regionali dei sindacati trattanti e concertativi, dove egli è iscritto e rappresentante, dovrebbe fargli capire che forse ad un più esperto osservatore questa quiete apparente sottintende invece una frenetica attività per conquistarsi nuove posizioni in attesa dell’evento epocale che indicherà i nuovi riferimenti con i quali relazionarsi.
Mettendoci nei loro panni, al solo fine di esprimere una mia ipotesi però, ci accorgeremmo che, diversamente, ben poche cose potrebbero e vorrebbero volere rispetto a quanto invece reclamano i lavoratori e a quanto arringa lo stesso delegato. Credo che nel cuor loro si riterranno sicuramente soddisfatti dal momento in cui sono stati partecipi di un accordo che li ha visti protagonisti nello stabilire l’"equità aziendale", e non potrebbero non essere più che soddisfatti da momento in cui i crediti accampati da FdC nei confronti della Regione Calabria hanno trovato soluzione.
L’inesperienza sindacale e giovanile non fa certo vedere che le maggiori responsabilità di questi ultimi 30 anni di vita sindacale-aziendale sono da addebitarsi al posizionarsi delle organizzazioni sindacali all’interno dell’azienda e nello scenario politico-sindacale, fatto questo che è successo sempre facendoli camminare su un binario diverso dalle aspettative della massa dei lavoratori. Un’azienda è sempre un’azienda, anche se vestita da sindacato.
Ragione per cui mi chiedo e chiedo al gentile delegato delle su richiamate rappresentanze regionali, il volere manifestare sotto all’assessorato ai trasporti della Regione Calabria, non sarebbe una vera e propria sconfessione dell’operato delle politiche del proprio sindacato? Oppure, servirebbe solo ad accreditare agli occhi dei lavoratori una classe dirigente sindacale?

  

mercoledì 15 agosto 2012

lavorare o morire ...



E il governo? Il  governo c’è. Oggi lo rappresenta Clini, che ha portato una sedia per far sedere l’Ilva in Parlamento e ha aperto bocca solo per fare cartastraccia della Costituzione, attaccare i giudici e metterli a tacere: di che s’impiccia il giudice, che vuole, perché non smette di annoiarci con i rischi che corre la città di Taranto? Un medico ministro, profumatamente pagato per curare la salute pubblica, non ha altro da dire che questo: crepate. Nelle fabbriche e nelle città. Morite di tutte le morti che volete, a noi non importa nulla. Noi siamo qui solo per proteggere finanzieri ladri e imprenditori assassini.
Non s’era mai visto prima. Nemmeno con Andreotti e Valletta. Non c’è paragone. Peggio perfino di Berlusconi.
Ci sono momenti della storia in cui i popoli hanno l’obbligo di capire che in gioco è la dignità. Sono momenti in cui non ci sono scelte. O la gente trova il coraggio di dire basta e scatena l’inferno, oppure non c’è speranza e nessuno poi si lamenti. Tutto ciò che cediamo oggi sul terreno dei diritti è sangue che i nostri nipoti dovranno versare per tornare liberi.
E’ un medico, Clini. Wikipedia le sbaglia tutte, ma occorre crederci, anche se sembra davvero una barzelletta: medico del lavoro, specializzato in Igiene e Salute pubblica. Sì, salute pubblica, avete letto bene. Con questi titoli nobiliari, rilasciati dalle nostre università perennemente distratte, il tecnico strapagato, Direttore Generale al Ministero dell’Ambiente dal 1991 al 2011, quando l’amico Monti l’ha accomodato sulla poltrona di Ministro, con questi titoli s’è svegliato dal coma profondo in cui ha vissuto per quasi un anno e ha dato il primo segno di vita a un Paese che non s’era ancora accorto della sua esistenza. Se i metalmeccanici tarantini non giocano alla roulette russa col cancro, ha dichiarato con arroganza senza precedenti, se tutti i cittadini di Taranto non rinunciano alla difesa della salute, gli investitori stranieri potrebbero aversela a male e tenere in tasca i loro sporchi quattrini. Se ne son viste e sentite veramente tante. 
Abbiamo sopportato Andreotti e Valletta, ci siamo tenuti lo schiaffo di Portella della Ginestra, i licenziamenti politici, le bombe impunite e le stragi di Stato e pensavamo che di peggio non potesse accadere. Sbagliavamo., sbagliavamo di grosso. Siamo andati ben oltre i confini segnati da Andreotti e Cossiga. Ogni giorno è un nuovo orrore, ogni giorno questo governo commette un’ingiustizia così grande o presenta leggi così feroci da far impallidire la ferocia che c’era dietro i silenzi omertosi su Piazza Fontana e Piazza della Loggia, dietro la bomba esplosa alla stazione di Bologna, dietro tutto il male che c’è stato fatto in decenni di vergogne. Una vergogna come quella che abbiamo sotto gli occhi non s’era mai vista prima: se ne vanno liberi  e franchi in Parlamento i responsabili d’un disastro epocale, seggono davanti a inutili simulacri di Commissioni Parlamentari, e apertamente minacciano: o ci lasciate in pace o affamiamo il Paese. A noi della salute della gente non interessa niente. Firmano l’ultimatum e se ne vanno via tranquilli così come sono venuti: salute o lavoro, prendere o lasciare.




domenica 5 agosto 2012

così è ... se vi pare

E dunque è passato il decreto crescita per l’Italia e insieme ad esso l’emendamento che prevede per la Regione Calabria la possibilità di attingere ai fondi Fas per ripianare i debiti che aveva con Ferrovie della Calabria e, ancora di più, a questo vengono resi disponibili altri 20 mln di euro per consentire alla società stessa di fare fronte alla crisi di liquidità che aveva messo in ginocchio la più grande realtà industriale della Calabria e con essa i suoi dipendenti e l’indotto che la società genera con altrettante società e dipendenti.
Oltre la notizia stessa che presuppone l’avvio di una nuova fase per la società - sulla quale mi soffermerò nei prossimi post -  la cosa che a distanza di due anni dall’apertura ufficiale della crisi della società Ferrovie della Calabria risalta agli occhi - smentendo quanto finora sostenuto e che ha finanche condizionato la contrattazione fra lavoratori, sindacati, azienda e Regione - è che tutte le affermazioni dei rappresentanti della Regione Calabria erano pretestuose e infondate e tendevano ad una giustificazione a tavolino della negazione di risorse a Ferrovie della Calabria.
I più attenti e capaci di attivare le funzioni mnemoniche del cervello, o più semplicemente chi ha conservato i ritagli di giornale, o chi come me fa una qualsiasi ricerca su internet dei post riguardanti l’inizio della “vertenza FdC” fino all’epocale accordo di ottobre 2011, non può che accorgersi delle falsità che sono state scritte per condizionare l’opinione pubblica e costringere successivamente il dipendente di FdC ad assoggettarsi ai tagli che la Regione Calabria aveva previsto per la società.
Nessuno vuole nascondere che la congiuntura economica nazionale e mondiale ha condizionato i governati la Regione Calabria nella scelta di ridurre i corrispettivi assegnati annualmente alla società e rivenienti dall’accordo di programma Stato-Regioni, per quanto un comitato di verifica e monitoraggio aveva certificato, ma nessuno deve nascondere però che la crisi innescata da questa Regione Calabria nasce da due fattori completamente diversi fra loro anche se complementari.
Il primo riguarda certamente il taglio degli 8,5 mln di euro dei corrispettivi annuali che doveva giocoforza trovare risposte in un accordo industriale fra azienda e sindacati; il secondo però riguardava i crediti che la società vantava nei confronti della Regione Calabria e che quest’ultima ha sempre ostinatamente e con livore negato e che anzi una scellerata gestione condivisa da sindacati, azienda e lavoratori aveva aumentato lo stipendio oltremisura di questi ultimi, che si erano garantiti oltremisura "pretendendo" di fare rispettare leggi, contratti ed accordi.
Per questo motivo hanno sempre dipinto una classe lavoratrice che vanta 100 anni di lotte sindacali “scroccona e familistica”, demolendo tradizioni e cultura, demonizzando chi non la pensava come loro, assoggettando i sindacati trattanti e minacciando di denuncia chi li considerava bugiardi.
Ora il tempo ha dato ragione. La crisi di Ferrovie della Calabria non è stata determinata solo e semplicemente dall’improvvisa decurtazione dei corrispettivi annuali e dai tagli lineari operati ai km/bus; la crisi è stata determinata dai crediti, portati in bilancio, che Ferrovie della Calabria vantavano nei confronti della Regione Calabria e da questi mai riconosciuti. Crediti sicuramente ventennali, determinati da un’azione bipartisan dei vari governi succedutisi e ai quali debiti una flebile delibera del vecchio governo di centrosinistra aveva messo una pezza nei primi mesi del 2010, spazzata subito via dal riformismo orizzontale di quest’ultimo governo.
I necessari processi di rimodulazione aziendale rivenienti dall’affrontare le mancate risorse dei corrispettivi in meno si sarebbero affrontati sicuramente con animo più tranquillo, ed avrebbero permesso di mantenere tutele specialmente per il personale di esercizio che più di tutti soffre per i regimi di turnazione e mancate infrastrutture, logistiche e di rotabili.
Ma i sindacati trattanti, abbagliati e ciechi al fine di non vedere, si prestavano al gioco e a ottobre 2011 dichiaravano che stava per aprirsi una nuova stagione per le Ferrovie della Calabria dopo anni di criticità finanziarie ed incertezze occupazionali.
E infatti già a fine 2011 per le lavoratrici e lavoratori cominciarono le sorprese nel vedesi dilatare i tempi di erogazione della retribuzione e a oggi vantano nei confronti della società competenze degli ultimi 6 mesi del 2011, la retribuzione del mese di luglio e la 14sima.
Con l’accordo di ottobre 2011 la compagine sindacale trattante fece un errore strategico e sicuramente epocale, abdicando in favore del Management aziendale e della Regione Calabria, persuadendo anche i lavoratori e le lavoratrici a pronunciarsi in favore del si al referendum confermativo l’accordo, ma è di questi ultimi giorni la notizia che l’azienda sta provvedendo a trasferimenti d’ufficio in base all’accordo di ottobre addirittura a costo zero o con spese ridottissime, che rende drammatica la condizione di lavoratori con anzianità addirittura trentennali.
Ma l’azienda e il sindacato trattante si guardano bene da rendere noti i contenuti dell’accordo sindacale riveniente dalla scheda n.11.
Così è se vi pare.
Buone vacanze per chi ci va e può permetterselo, noi ci ritroveremo al prossimo post.   

sabato 28 luglio 2012

assedio finito? non mi pare ...

Allora, dove eravamo rimasti. Si, ecco, a dopo che alla Camera dei Deputati  è passato il Decreto (ora al Senato) che prevedeva solo per la Calabria l’uso dei fondi FAS già destinati alle opere infrastrutturali calabresi per ripianare i debiti della Regione Calabria nei confronti di Ferrovie della Calabria. Perché, hai voglia che dicono che doveva essere il Ministero a pagare, di fatto invece è proprio la Regione che ha accettato sapendo che non aveva vie di uscita (la Puglia invece sta percorrendo una strada diversa).  
E già, ma come stanno le cose?  vediamo:
eravamo rimasti che FdC aveva una esposizione verso il fondo comune, verso l’inps, verso il tfr dei dipendenti, verso le banche per i crediti e gli interessi ai crediti ottenuti, verso i fornitori, verso le spettanze dei dipendenti e delle trattenute sullo stipendio dei dipendenti (finanziarie, andsai, treno, sindacati ecc..), il tutto per un equivalente di tantissimi mln di euro. Insomma, il debito.
Ora, visto che i 20 mln di euro che arriverebbero dal Ministero sono destinati alla ricapitalizzazione della società e quindi per  liquidità e spese correnti, rimarrebbero gli 8 mln (che erano 12) del Ministero, ma non i 16 mln (che erano 20) della Regione Calabria perché destinati alle infrastrutture.
Quindi i fondi Fas andrebbero a coprire all’incirca tutto il debito che è rimasto almeno sugli 86-90 mln.    
E  infatti, l’emendamento dice proprio che tramite rimodulazione dei fondi Fas, è possibile recuperare fino a 100 mln di euro.
Ma il bello deve ancora venire, perché è chiaro che di fronte ad una rimodulazione dei fondi già destinati ad opere per le quali si sono fatti già studi e progetti e quant’altro, chiunque potrebbe immaginare che più se ne tolgono meno e più meglio è (che bel gioco di parole, pare fatto apposta per non fare capire niente).
Difatti, l’Assessore Fedele nei suoi comunicati parla di recuperare circa 80 mln, mentre addirittura l’On. Adamo, in uno slancio bipartisan, parla di 60-70 mln. Ed è proprio qui che si capisce che potrebbe starci l’inghippo, proprio nelle dichiarazioni che i nostri On. rappresentanti fanno alla stampa. L’On. Fedele parla di massicci sprechi, il che potrebbe fare capire che è già pronto un altro piano per Ferrovie della Calabria tendente a recuperare gli altri mln di che trattasi, anche in una visione che i 16 mln destinati alle infrastrutture di FdC (ma non erano 20?) che la Regione ha sempre sostenuto di averli messi a disposizione accendendo un mutuo, potrebbero d’un tratto sparire e a non trovarsene più traccia.
Meno se ne tolgono ai fondi Fas, meno i territori che erano in aspettativa (giustamente) faranno opposizione.
Insomma, in poche parole, parte del debito lo scivoleranno ai lavoratori di Ferrovie della Calabria, con buona pace da parte dei soloni che hanno inteso fare sindacato per soddisfare le vendette personali.
Ma vi è di più, per quanto riguarda la sentenza della Corte Costituzionale, si torna dunque alla situazione normativa determinatasi un anno fa dopo il referendum. In altri termini, resta in vigore l’articolo 3-bis della legge 148/2011 (introdotto dall’articolo 25 della legge 27/2012), con le disposizioni inerenti la ridefinizione degli ambiti territoriali ottimali, l’adozione degli strumenti di tutela  occupazionale in caso di gara per l’affidamento di un servizio, la premialità per gli enti locali in caso di dismissioni, nonché le norme inerenti i vincoli per le società in house.
Resta pertanto la previsione secondo cui l’organizzazione dello svolgimento dei servizi pubblici locali deve essere attuato in ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei tali da consentire economie di scala e di differenziazione idonee a massimizzare l’efficienza del servizio.
La dimensione degli ambiti o bacini territoriali ottimali di norma deve essere non inferiore almeno a quella del territorio provinciale.
Le regioni possono individuare specifici bacini territoriali di dimensione diversa da quella provinciale, motivando la scelta in base a criteri di differenziazione territoriale e socio-economica e in base a principi di proporzionalità, adeguatezza ed efficienza rispetto alle caratteristiche del servizio, anche su proposta dei comuni che doveva essere presentata entro il 31 maggio 2012 previa lettera di adesione dei sindaci interessati o delibera di un organismo associato e già costituito ai sensi dell’articolo 30 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (cosa che in provincia di Cosenza hanno già fatto i Sindaci di Cosenza e  Castrolibero, e probabilmente anche l’Unione dei Comuni della Presila con qualche altro Sindaco dell’hinterland  cosentino) .
E’ fatta salva l’organizzazione di servizi pubblici locali di settore in ambiti o bacini territoriali ottimali già prevista in attuazione di specifiche direttive europee nonché ai sensi delle discipline di settore vigenti o, infine, delle disposizioni regionali che abbiano già avviato la costituzione di ambiti o bacini territoriali di dimensione non inferiore a quella del territorio provinciale.
Si tratta di un principio generale dell’ordinamento nazionale cui le Regioni avrebbero dovuto conformarsi entro il termine del 30 giugno 2012.
Le Regioni, entro il medesimo termine, avrebbero dovuto istituire o designare gli enti di governo degli ambiti.
Decorso inutilmente detto termine, il Consiglio dei Ministri può esercitare i poteri sostitutivi.
A decorrere dal 2013, l’applicazione di procedure di affidamento dei servizi a evidenza pubblica da parte di Regioni, Province e Comuni o degli enti di governo locali dell’ambito o del bacino, costituisce elemento di valutazione della virtuosità degli stessi ai sensi dell’articolo 20, comma 3, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.
I finanziamenti a qualsiasi titolo concessi a valere su risorse pubbliche statali sono prioritariamente attribuiti agli enti di governo degli ambiti o dei bacini territoriali ottimali ovvero ai relativi gestori del servizio selezionati tramite procedura a evidenza pubblica o di cui comunque l’Autorità di regolazione competente abbia verificato l’efficienza gestionale e la qualità del servizio reso sulla base dei parametri stabiliti dall’Autorità stessa.
Uno a uno, palla al centro. Noi attendiamo.

domenica 22 luglio 2012

due buone notizie... anzi forse.

Due buone notizie stanno hanno catapultato i dipendenti di Ferrovie della Calabria da uno stato di scoraggiamento ad uno stato di entusiasmo.
Effettivamente le due notizie dell’ultima ora sembrerebbero non poca cosa.
Una riguarda la sentenza n. 199 del 2012 della Consulta (la Corte Costituzionale per intenderci), che ha dichiarato l'incostituzionalità dell'art. 4 DL 138/2011 per violazione dell'art. 75 della Costituzione, in quanto riproduttivo delle medesime norme contenute nell'art. 23bis del DL 112/2008, già abrogate dal referendum del 12 e 13 giugno 2011, ponendosi quindi in contrasto con l' "atto fonte" referendario; 
L’altra riguarderebbe le dichiarazioni dell’On. Santelli, circa una modifica al decreto sviluppo, che pare dia la possibilità alla regione di utilizzare per Ferrovie della Calabria 100 mln di euro dei fondi Fas assegnati, previo, naturalmente, una ricognizione della situazione finanziaria della società.
Ma, se ad una prima analisi parrebbe che la prima, allontanando almeno per il momento le scadenze che riguardavano le prossime gare ed alle quali tutti si sentivano impreparati, quantomeno per il momento economico negativo, dia la possibilità a FdC di guardarsi intorno e, nell’ipotesi, scegliere le strategie industriali adeguate per eventuali aggregazioni societarie in caso si ripresentino le gare; la seconda non vedo come possa entusiasmare più di tanto i dipendenti di FdC, visto che, semmai, sarebbe una norma prettamente a favore della Regione Calabria, che si ritroverà ad avere fondi da utilizzare per pagare i suoi debiti. Perché sempre di debiti si trattava, a meno che ci sia l’abitudine che a qualcuno sia permesso non pagare i debiti.
Altro sarebbe stato che alle dichiarazioni dell’On. Santelli ne fossero seguite altre di autorevoli esponenti del Governo Regionale della Calabria, in cui avessero affermato che in virtù della possibilità di utilizzare i fondi Fas, non si sarebbe effettuato nessun piano di rientro che avesse coinvolto il salario delle lavoratrici e dei lavoratori e i livelli occupazionali della società o che avesse come obbiettivo lo spacchettamento dell’azienda.
Questa si che sarebbe stata una buona notizia.

giovedì 19 luglio 2012

oscar ... donkey.

Come avevo annunciato nel precedente post  “sim sala min …”, la previsione è stata azzeccata.
Martedì 17 sono stati convocati tutti i dieci sindacati presenti in azienda e un comitato di lavoratori, diluiti in tre riunioni. 
Nella prima la cosiddetta ottiplice (Filt-Fit-Uilt-Uglt-Orsa-Confail-Sulct-Unsiau), nella seconda i rappresentanti del cosiddetto Comitato dei Lavoratori e nell’ultima l’opposizione all’ottiplice, vale a dire USB e Faisa-Cisal.   
In tutti e tre gli incontri, e non poteva essere diversamente, il Presidente delle FdC ha illustrato la debacle aziendale (a chi la stava subendo) ed ha incardinato la discussione su quando sarebbero arrivate le trimestralità della gomma e del ferro e su quando sarebbero arrivati gli 8 mln di euro (ma non dovevano essere 12?) del Ministero per potere assolvere almeno al pagamento di una parte di spettanze arretrate ( allo stato attuale si attende lo stipendio di giugno e la 14sima ma anche le competenze arretrate già dallo scorso anno), ma ha posto l’attenzione soprattutto sul rispetto del decreto crescita e sull’avvio del tavolo istruttorio fra Ministero e Regione Calabria per il passaggio della società alla Regione entro la fine dell’anno. Tutto secondo previsione azzeccata. La cosa straordinaria invece è che dalle previsioni sviscerate spontaneamente dal Presidente di FdC, è emerso in modo lapalissiano che i 16 mln di euro di mutuo (quelli dell'On. Orsomarso, ma non dovevano essere 20?) serviranno solo per l'infrastrutture, che i 20 mln di euro del decreto crescita serviranno per liquidità e spese correnti, e che quindi e comunque la Regione Calabria attuerà un piano di rientro, che in gergo sindacale e per esperienza diretta dei lavoratori, può solo significare altri tagli al salario e altra stretta sui diritti, se non addirittura, in modo più crudo, la perdita di lavoro e/o di posti di lavoro. Ma la cosa sorprendente è stata che non si è avuto neanche il tempo di avere questa informativa che L'assessore ai trasporti della Regione Calabria Luigi Fedele, ha dichiarato - informa una nota dell’ufficio stampa della Giunta – che nel tavolo programmato con l’obbiettivo di affrontare tutte le criticità connesse all'accordo sul trasferimento, e' stata più volte ribadita la necessità di operare un ulteriore e consistente efficientamento dell'organizzazione aziendale, seguito da una conseguente eliminazione degli sprechi e dall'attuazione di un taglio dei rami secchi.
Tutto come da copione. Complimenti, premio oscar a chi ha permesso tutto questo.

PS
Gira su facebook la notizia che durante l’incontro che il Presidente di FdC ha avuto con i rappresentanti del Comitato dei Lavoratori, sembra che siano volate parole grosse fra un Lavoratore ed il Direttore Generale e che l’episodio abbia avuto come conseguenze l’avvio di un procedimento disciplinare nei confronti del lavoratore.
È chiaro che da parte del Direttore Generale dovrà esserci, per quanto l’episodio si inserisce in un ambito personale, una valutazione che non potrà prescindere dall’analizzare lo stato d’animo dei lavoratori esasperati per una condizione economica che allontana da una vita sociale armonica e dignitosa; una condizione economica in cui i lavoratori, la maggior parte di essi monoreddito, non riescono a vedere una flebile via d’uscita. In queste condizioni è facile cadere in errori. È umano, ma lo è di più chi, investito da obblighi onerosi, dimostra considerazione a chi soffre più del dovuto.     

venerdì 13 luglio 2012

servizi minimi ...

Con la sentenza n. 984/2012 la prima sezione del Tar Veneto ha annullato la Delibera n. 512/2011, con la quale la Giunta Regionale Veneta ha disposto il taglio delle risorse destinate al finanziamento dei “servizi minimi” di trasporto pubblico locale.
In accoglimento del primo motivo di ricorso presentato dallo Studio Massimo Malena&Associati per conto delle aziende di trasporto venete, il collegio ha cassato la DGR 512/2011 per violazione dell’art. 20 della Legge Regionale n. 25/1998 e dell’art. 16 del D.Lgs. n. 422/1997, che impongono lo svolgimento di una preliminare conferenza di servizi al fine di raggiungere l’intesa con gli enti locali.
Nella sentenza in commento i giudici amministrativi hanno precisato che il taglio di risorse operato a livello statale seppure costituisce l’antecedente logico-giuridico alla riduzione delle risorse da parte della Regione, non esonera la stessa dal rispetto delle norme che regolano il potere di determinazione dei finanziamenti destinati al settore del trasporto pubblico locale.

martedì 10 luglio 2012

sim sala min ...

Lunedì 9 luglio, dopo più di due mesi dalla mancata erogazione dello stipendio di maggio e più di uno da quello di aprile, i dipendenti di Ferrovie della Calabria hanno inscenato una protesta in quel di Catanzaro e Soveria Mannelli.
Esasperati da una condizione economica che metterebbe in ginocchio chiunque, sono giunti alla conclusione che solo azioni di forza potrebbero smuovere una condizione societaria che giorno dopo giorno delineandosi  disastrosa li sta trascinando nel baratro.
La manifestazione però è stata stroncata sul nascere, dalla conferma che almeno lo stipendio di maggio era stato accreditato nei c/c dei dipendenti e dalle sospette promesse del Direttore Generale che una delegazione di lavoratori sarebbe stata ricevuta a giorni dal Presidente del Cda di FdC per sottoporgli in quell’occasione tutti i dubbi circa il futuro di Ferrovie della Calabria.
Che il Direttore Generale si desse da fare per tenere buoni i dipendenti esasperati, ci potrebbe pure stare; che potesse fare promesse affinché il dipendente percepisse che non si possa fare nulla senza il suo consenso, potrebbe essere una buona strategia aziendale (dal punto di vista aziendale ovviamente).
 Però a noi suona strano che il Presidente e il Direttore Generale possano parlare con i lavoratori invece che con le organizzazioni sindacali che li rappresentano, perché per esclusione vorrebbe dire due cose:
o che i lavoratori hanno delegittimato i sindacati trattanti (o forse sarebbe meglio dire i sindacalisti trattanti) e quindi l’azienda, che l’ha capito, vuole trattare direttamente con loro;
o che i sindacalisti trattanti, dopo la figuraccia che stanno facendo per l’incapacità di mettere in atto una vera strategia e dopo il disastro di un anno di trattative che li ha portati a sottoscrivere un accordo che si è rivelato fallimentare perché anacronistico e non risolutorio dei problemi, per come invece avevano teorizzato, oggi vivono una oggettiva difficoltà ad intrattenere relazioni concertative con l’azienda, avendo percepito che alle porte si profila una nuova stangata che potrebbe ratificare la loro definitiva debacle, e vista l’incapacità a rapportare ai lavoratori gli ennesimi sacrifici a cui andranno incontro per avere fatto passare inutilmente tutto questo tempo, chiedono aiuto all'azienda. delle due l'una.
Ma noi, invece, già ci immaginiamo a quale destino andranno incontro i lavoratori e, leggendo nella sfera magica e mettendo insieme i vari tasselli, riusciamo a sapere cosa diranno il Presidente e il Direttore Generale ai lavoratori per preparali agli accordi che sottoscriveranno con i sindacalisti trattanti.
Diranno:
… la situazione cari miei è assolutamente grave ma noi ce la stiamo mettendo tutta. il ministero sta facendo la propria parte e mette a disposizione 20 mln di euro (se andiamo a vedere poteva pure non farlo). La nostra cara Regione Calabria, che all’inizio sembrava un po’ riluttante, ha capito la situazione. Per come sta scritto nel decreto crescita, abbiamo tempo due mesi per ratificare il passaggio definitivo alla Regione e in questi due mesi dobbiamo metterci d’accordo su come farlo e a quale prezzo.  Cominceremo col confrontarci con i costi standard e a prevedere un piano industriale di almeno tre anni per il passaggio particolareggiato, con l’aiuto di uno o più  Dirigenti tutti locali e nominati dalla Regione Calabria. Ma voi nel frattempo non state a sentire quegli altri sindacalisti, quelli brutti e cattivi che vi diranno che non dovete fare più sacrifici, che vi diranno non è giusto abbassarvi ancora lo stipendio, che è ingiusto licenziare o mandare in mobilità padri di famiglia che hanno fatto sempre il loro dovere, che il debito non lo dovete pagare voi ma noi e che è ora che vi svegliate. No, non credete a questi brutti e cattivi …. credete a noi e ai sindacati trattanti”.

mercoledì 4 luglio 2012

sindacalisti nuovi, anzi vecchi ...

Nella vita, arriva un momento, vale per tutti ovviamente, in cui ci si trova di fronte a speranze cadute, a dei vissuti ingiusti, a dei valori fondamentali derisi e vilipesi.
Allora veniamo invasi dal sentimento dell’amarezza, che letteralmente ci toglie il gusto di esistere.
L’amarezza tende a contagiare con il suo gusto amaro tutto il nostro universo interiore dandoci l’impressione che nulla potrà mai più essere dolce e quindi che valga la penna di essere vissuto.
La difficoltà principale nel contrastare questo sentimento è che si fonda su basi solidissime: si sono verificati dei fatti oggettivi che hanno contraddetto le motivazioni che davano un senso alla nostra esistenza e sulle quali l’avevamo costruita. Quindi, si ha la sensazione che nulla potrà rimediare all’accaduto.
E allora pensi, c’è un però in tutto questo? Si, tutto avrebbe avuto un altro senso se a causare questa amarezza fosse stato un nuovo che avanzava.
Un nuovo fatto da persone nuove; un nuovo che avesse rovesciato il vecchio senza se e senza ma, con una ventata di modernità e un nuovo modo di fare sindacato; un nuovo che mi travolgesse con una carica di preparazione, adeguatezza al presente, moralità, opportunità, consapevole passione.
E invece no, non esiste il nuovo, ma il vecchio. 
Il vecchio più stantio e pieno di livore; il vecchio protagonista delle malefatte più aberranti di questi ultimi 20 anni e più di vita aziendale; un vecchio incapace di mettere in atto una benché minima strategia sindacale; 
un vecchio che ha interesse solo a gestire le tessere sindacali e le prebende che queste gli assicurano, dimostrando per l’ennesima volta, che il suo principale obbiettivo non è la tutela del lavoratore bensì il mantenimento dei privilegi che crede di detenere; un sindacato fatto di vecchi sindacalisti che a causa della loro demente strategia, da luglio 2012, sono passati:
24 mesi da quando l’attuale Governo della Regione Calabria ha annullato la delibera che riconosceva a Ferrovie della Calabria 2,5 mln di euro all’anno per 15 anni e non gli riconosceva il maggiore fabbisogno dei corrispettivi annuali per 8,5 mln di euro;
18 mesi da quando si è aperta formalmente la crisi e dalla prima presentazione da parte di aziendale del piano salva impresa;
12 mesi da quando sono stati licenziati con l’accordo del sindacato trattante 56+15 dipendenti per esubero e non rinnovo del contratto di lavoro a termine;
11 mesi dal blocco dei pagamenti per 6 mesi delle competenze accessorie (eras B, diarie, trasferte, ecc.);
10 mesi dall’ammissione da parte del Ministero dei Trasporti davanti al parlamento Italiano che Ferrovie della Calabria vanta crediti nei confronti della Regione Calabria per almeno 86 mln di euro, e dall’accordo tra Regione Calabria, Ferrovie della Calabria e Sindacati trattanti per approvare il piano salva azienda e “unicità aziendale” che ha determinato per i lavoratori contrazioni di lavoro e perdita di salario, ratificato da un referendum fra i dipendenti;
9 mesi dall’annuncio del Governo della regione Calabria del mutuo di 20 mln di euro per le infrastrutture che non arrivano mai;
7 mesi dal primo differimento della paga;
5 mesi da quando è cambiato il Consiglio di Amministrazione di Ferrovie della Calabria e tutti i sindacalisti trattanti hanno avuto compiacimenti corali;
4 mesi dalla prima rateizzazione dello stipendio di aprile pagato in due trance;
2 mesi che a tutto oggi non vengono retribuiti i lavoratori e le lavoratrici.
E nel frattempo:
dall’inizio vertenza non vengono girate le trattenute a ruolo per fondi pensione, assicurazioni, finanziarie, ecc.;
il Governo della Regione Calabria, dopo la kermesse di novembre 2011 presso il deposito di Cosenza, ha incassato la piena disponibilità degli immobili di Ferrovie della Calabria anche nei cespiti.
E dopo tutto ciò, assistiamo ad un sindacato trattante incapace di prendere qualsiasi decisione o intravedere un obbiettivo condiviso e definito;un sindacato trattante che ha tutta la responsabilità di essere semplice spettatore e comparsa del contrasto fra il Governo della Regione Calabria e Ministero per la partita dei crediti pregressi;
un sindacato trattante che mette in giro volantini in cui si minaccia che “non loro” ma i lavoratori potrebbero incazzarsi.Un sindacato trattante incapace di dare risposte ai lavoratori, ma peggio ancora, lavoratori che non sanno chiedere spiegazioni al sindacato trattante.
Allora sostengo che, in attesa del nuovo e nonostante la macchina del fango che opera attraverso la manipolazione di notizie a volte illegali riguardanti la mia vita privata e professionale, in questa epoca di menzogne universali, dire la verità diventa un atto rivoluzionario. 

venerdì 29 giugno 2012

900 ...

L’altro ieri, sono stato redarguito da un attento lettore per non avere commentato la melmosa, irriverente e insensibile comunicazione ai dipendenti , che la società FdC ha fatto per giustificarsi del mancato pagamento delle mensilità di maggio e giugno 2012 (non tenendo conto delle competenze arretrate) e tentare di calmierare con l’ennesimo rimando una loro ormai più che giustificata incazzatura.
Ammetto  la défaillance per non essere stato tempestivo , ma a mia discolpa tento di abbozzare una malinconica giustificazione fondata sul fatto che ormai, rotti gli schemi e piegati dal sofferente bisogno che gli attenti attori protagonisti vorrebbero trasformare in opportunità all’italiana, sono sempre di più le anime votate alla genuflessione che fanno sì che è ben poca cosa commentare un comunicato aziendale quando ci sono fantocci che, vuoi anche per nascondere le risultanti incapacità, ammiccando si affannano a raccontare indiscrezioni, invadenze  o pettegolezzi mascherati da confidenze tipo “stai a sentire a me che l’ho saputo dall’alto”, si prodigano a calmierare le lavoratrici e i lavoratori sempre più sull’orlo di una crisi e  sempre più vicini a svegliarsi dal rincitrullimento generale cui sono stati gettati.
Vi è di più, anche su facebook questi lacchè di lacchè si affannano a riportare comunicati smeliosi e pieni di piaggeria, ancora prima che gli stessi vengano pubblicati, se vengono pubblicati visto che ancora non sono riuscito a vederlo in un qualsiasi sito di testata  giornalistica. Segno inequivocabile del peggiore trasversalismo bugiardo e ipocrita.
Tutti bravi e zelanti ad adoperarsi per calmierare quella massa di lavoratori che, imbambolati e indeboliti, rimangono incapaci di generare qualsiasi lotta di classe, che possa passare dalla difesa del proprio salario, a essere da contrasto all’ennesima riforma del sistema previdenziale che ha reso superflui anche i 40 anni di contributi ed ha lasciato col culo per terra centinaia di migliaia di lavoratori costretti ad accettare accordi di uscita dalle aziende e a cui ora viene sottratto il diritto alla pensione; alla contro riforma del lavoro che è stata approvata sempre dagli stessi parlamentari e che nega proprio il diritto al lavoro, allargando la precarietà a dismisura, annullando le residue tutele per chi perde il lavoro e apre ai licenziamenti individuali per motivi economici e senza giustificato motivo cui viene negato il diritto alla reintegra.
Dai lacchè sindacalisti trattanti non una parola sul baratro in cui si è infilata la società Ferrovie della Calabria.
Non un’assemblea con i lavoratori e le lavoratrici per spiegare, parlare, discutere, fosse anche per solo litigare ma assumere impegni dopo averli ascoltati.
Non una parola sulle dichiarazioni del neo assessore ai trasporti circa lo scenario aperto dalla definizione dei bacini, che potrebbe rivoluzionare gli assetti societari delle aziende esercenti il trasporto pubblico in Calabria, orchestrate da una Giunta Regionale che, non paga dai tagli imposti dalle delibere 147 e 192, ancora si dà da fare per tagliare ulteriori servizi alla popolazione per compensare con il loro metodo a risorse non disponibili.    
                       

mercoledì 27 giugno 2012

come le vacche di fanfani...

È dal lontano 2011 a ottobre, ma ancora di più a novembre nella kermesse presso il deposito di Ferrovie della Calabria in Cosenza, che sentiamo dire che “è già stato stipulato un mutuo di 20 mln di euro” e che da qui a breve arriveranno.
Una, due, tre, quattro, cinque volte sempre questi 20 mln di euro che non arrivano mai, che sommando dovrebbero essere almeno 100 o di più (tanto così non costano niente).
A ogni piè sospinto appaiono 20 mln di euro, tanto che ci vengono in mente le famose “vacche di Fanfani”, che probabilmente i più giovani non conoscono ed ai quali voglio segnalare il libro di Francesco S. Mangone in cui se ne parla.
 Il libro prende spunto da un fatto di cronaca politica, la discesa in Calabria dell'allora Presidente del Consiglio, l'onorevole Amintore Fanfani; è la macchinazione d'una beffa che verrà ricordata col nome de "le vacche di Fanfani". La narrazione s'intreccia con un'oscura vicenda mai completamente svelata: la morte della nobildonna Ines Olivara, la madre del cavaliere Otello Olivara, imprenditore legato all'Opera Valorizzazione Sila e socio, insieme a don Raffaele Mirizzo, del postribolo di Montamare allo Jonio.
L'Olivara, papavero del luogo, fu allora segretamente incaricato dai vertici dell'ente calabrese di procurarsi una trentina di mucche e di trasportarle nottetempo per le aziende agricole che sarebbero state inaugurate, di volta in volta, dal Presidente del Consiglio.
Un trucco miserabile per nascondere inefficienze e connivenze dell'ente di riforma calabrese, nel silenzio dei media, con l'allora nascente tv di stato.
Ma a causa anche dell'inattesa morte della donna, l'imbroglio venne scoperto e reso di pubblico dominio.

sabato 23 giugno 2012

che fine hanno fatto?

Che la situazione in Ferrovie della Calabria fosse oscura e complicata, i lavoratori e le lavoratrici se ne erano accorti da più tempo, viste le conclusioni.
Che facesse paura ai sindacalisti, se ne erano accorti già da aprile del 2010 quando i segretari regionali, in una affollata assemblea intersindacale a Lamezia Terme, si guardarono bene dall’aprire una vertenza contro la Regione Calabria, con la scusa che le allora imminenti consultazioni elettorali non consentivano di conoscere il riferimento politico del governo calabrese. Come se potesse essere da impedimento alle politiche sindacali l’avere un governo di destra o di sinistra. I governi sono governi e non hanno gli stessi interessi dei lavoratori.
Che il Decreto Legge in cui vengono previste risorse per la ricapitalizzazione di Ferrovie della Calabria a condizione che la proprietà venga trasferita in capo alla Regione Calabria, non li facesse dormire la notte, a questo punto c’era da aspettarselo per chi non ha mai dimostrato di essere cuor di leone.  
Il silenzio assordante del sindacato sulla vicenda ne è la prova. Non un volantino, non un accenno ai lavoratori. Segno inequivocabile che non sanno che pesci pigliare e utilizzano una tattica attendista.
I sindacati autoproclamatisi trattanti, hanno messo in campo per Ferrovie della Calabria solo un timido e stringato comunicato dopo il loro sciopero generale dei trasporti in Calabria, nel quale delicatamente avvertivano che i lavoratori, non loro si intende, si sarebbero potuti “incazzare” avviando iniziative che avrebbero potuto avere un epilogo senza controllo se non avessero ricevuto, vista la scadenza di giugno, almeno lo stipendio arretrato di maggio. BUMMM!!! avete avuto paura?
Ma possibile che debbono mortificare i lavoratori con questi compitini da prima elementare dove oltretutto non si vede uno straccio di assunzione di responsabilità?
Vogliamo capire, ma loro, cosa vogliono fare contro questo stato di cose, oltre a minacciare che altri potrebbero incazzarsi?
La verità, è che questa situazione ha certificato il fallimento della loro linea politica. Una strategia sindacale che oggi mostra tutta la sua inconsistenza, che se non altrimenti identificata, potrebbe sottintendere una volontà a favorire una compagine politica a discapito degli interessi dei lavoratori.
Già a luglio 2011, la sofferenza economica di Ferrovie della Calabria e il mancato riconoscimento di corrispettivi per 8,5 mln di euro, costrinsero l’azienda a licenziare 56 + 15 dipendenti senza se e senza ma dal sindacato trattante, che oltretutto coinvolse nella vertenza la Regione Calabria assegnandole il ruolo di garante.
A fine ottobre dello stesso anno, nonostante che i primi del mese in una interrogazione parlamentare l’On. Misiti rispose che la Regione Calabria doveva a Ferrovie della Calabria circa 86 mln di euro, l’azienda, il sindacato trattante e la Regione Calabria nel ruolo di garante, approvarono un accordo dai contenuti restrittivi e penalizzanti per i dipendenti, facendo affermare alla Regione Calabria, all’azienda e al sindacato cosiddetto trattante, in una kermesse a Cosenza, di avere salvato la Ferrovie della Calabria dal sicuro fallimento.
Ma dicembre 2011, invece, la situazione peggiorava e mentre la Regione Calabria esultava per avere acquisito finalmente anche nei cespiti la proprietà del patrimonio aziendale e nei fatti cominciava ad assegnare immobili di prestigio ad associazioni a loro vicine politicamente, cominciava per i lavoratori il calvario del mancato pagamento dello stipendio (e pensare che invece si aspettavano le competenze arretrate da agosto 2011 e i ticket da gennaio 2011), mettendo in crisi intere famiglie già vessate da una manovra restrittiva del governo centrale.
Debbo, per onestà intellettuale, riconoscere però che almeno una sigla sindacale (che non è e non è stata trattante nelle ultime vertenze dal 2011 ad oggi), ha dall’inizio denunciato che la vera responsabile della crisi di liquidità di FdC era la Regione Calabria, ed è l’Unione Sindacale di Base – USB.
Una denuncia che gli altri sindacati hanno dal primo momento cercato di stigmatizzare tentando di screditarli con una macchina del fango vergognosa, accanendosi invece in una strategia che adesso sta ammettendo il suo fallimento e dimostrando tutta l’insipienza dei suoi promotori al punto tale che, se potevano esserci dei dubbi in merito, ancora una volta vengono smentiti dalla relazione tecnica che ha permesso l’inserimento nel DL “crescita” dell’art. 16 contenente la ricapitalizzazione di Ferrovie della Calabria.
Nella relazione tecnica, si evidenzia che la Regione Calabria DEVE a Ferrovie della Calabria 90 mln di euro e

l'aumento di capitale proposto è diretto, pertanto, a far fronte alla crisi di liquidità in parola facendo venir meno la situazione di insolvenza, nelle more della definizione dei rapporti creditori tra le aziende le Regioni committenti i servizi di trasporto pubblico.
Inoltre, l'aumento di cui trattasi consente di procedere ad una razionalizzazione e ad un efficientamento delle gestioni societarie diretta a ridurre drasticamente il fabbisogno di esercizio facilitando in tal modo sia la definizione delle partite creditorie che il defini­tivo passaggio della proprietà sociale alle Regioni competenti.
E' necessario infine rilevare che, soprattutto per Ferrovie della Calabria s.r.L, la crisi di liquidità registrata è tale (difficoltà nell'adempiere agli obblighi contributivi previsti per legge, impossibilità ad effettuare pagamenti ai fornitori, difficoltà nel pagamento degli stipendi) da generare prevedibili effetti negativi, in termini di ulteriore diminuzione dei livelli occupazionali diretti ed indiretti nonché di non regolarità e continuità dei servizi pubblici di trasporto prestati”.



  
      

sabato 16 giugno 2012

noi il debito non lo paghiamo ...

Al dunque si è capito cosa voleva dire la “ricapitalizzazione” per Ferrovie della Calabria.
Il “Decreto Sviluppo” licenziato ieri dal Consiglio dei Ministri è stato chiaro: sono destinati 40 mln di euro da spartirsi tra Ferrovie della Calabria S.r.l. e Ferrovie Sud-Est e servizi Automobilistici S.r.l., a condizione che le rispettive regioni sottoscrivano nei 60 giorni dopo l’entrata in vigore del decreto i relativi accordi di trasferimento delle proprietà societarie dal Ministero alle Regioni.
Queste sono le risorse che il Ministero ha messo in campo per Ferrovie della Calabria.
Ora, ammettendo che i 40 mln sono divisi equamente fra FdC e FSE, questi 20 milioni si andrebbero a sommare con i 12 mln dell’ultima comunicazione del Presidente Mautone (anche se però ha detto che di 12 ne arrivavano 8), e quindi sarebbero 32.
Ammettendo anche che a questi 32 se ne andassero ad aggiungere altri 20 mln messi in campo dalla Regione Calabria (quelli per intenderci che da ottobre 2011, l’On. Orsomarso, l’On. Mancini ed in ultimo l’On. Fedele, vanno strombazzando ai quattro venti ma che non arrivano mai), ci troveremmo con una disponibilità di 52 mln di euro. Una bella cifra, considerevole, apprezzabile.
Ma, siamo sicuri che è adeguata alla sofferenza che ha Ferrovie della Calabria? Lo dico perché da conti fatti mancano all’appello almeno 48 mln di euro che dovrebbero recuperarsi al più presto. Lo dico facendo qualche calcolo, approssimativo si intende, visto che non ho documenti ma informazioni e indiscrezioni, e da queste indiscrezioni sembrerebbe che la sofferenza sia quindi di molto superiore a quanto si riesce a recuperare con queste operazioni, e cioè:
1.       20 mln di euro sembrerebbe sia l’esposizione con il fondo comune;
2.       20 mln di euro sembrerebbe sia l’esposizione con l’Inps;
3.       20 mln di euro sembrerebbe sia l’esposizione con i fornitori;
4.       20 mln di euro sembrerebbe sia l’esposizione con il tfr dei dipendenti;
5.      20 mln di euro sembrerebbe sia l’esposizione con voci varie ed eventuali (competenze arretrate con i dipendenti, trattenute varie sulle buste paga dei dipendenti e non girate alle varie finanziarie e quant’altro,  ivi compreso priamo e i contributi sindacali, di conseguenza molto varie e poco eventuali).
Quindi tutta l’esposizione grosso modo si aggirerebbe intorno ai 100 mln di euro, lira più lira meno ;-).
E, non tenendo conto però che i 20 mln della regione dovrebbero essere spesi per l’infrastruttura ferroviaria, questi 48 mln dove li andranno a prendere?
Ora, per come sono abituato a ragionare, penso che un paragrafo del Decreto Legge prima di essere presentato avrà avuto certamente un iter di valutazioni e interlocuzioni fra Ministero dei Trasporti e Regione Calabria, ragione per cui è ipotizzabile che la regione Calabria ne fosse a conoscenza e che addirittura vi abbia partecipato e, se così fosse, è chiaro che la rimanenza del debito qualcuno la dovrà pagare. Ma chi? Ci domandiamo: chi dovrà pagare questo debito? la Regione Calabria, direi io, che ha un debito con FdC di oltre 86 mln di euro, che adesso incassa questi (forse) 20 mln dal DL sviluppo. 
Ma, conoscendo i soggetti in campo, sono sicuro, anzi certo, che il debito lo vorranno fare pagare ai lavoratori e lavoratrici di Ferrovie della Calabria.
Cominceranno con una campagna di stampa diffamatoria in cui diranno che costiamo troppo, che ci sono sacche di sperperi, che gli altri costano meno, che ci sono le gare e finiranno a metterci l’uno contro gli altri, e quando i lavoratori abboccheranno e si litigherà a livello personale, i sindacalisti intelligenti e trattanti “assumeranno la vertenza” e via: si giocherà allo “schiaffo del soldato” con i lavoratori al centro.   

sabato 9 giugno 2012

e i ciuchini si accapigliano per i trasferimenti ...

Mentre in azienda ci si accapiglia per piazzare i propri protetti nei trasferimenti alle nuove residenze in FdC, a livello regionale si fa silenzio sulle dichiarazioni dell'assessore Fedele (in continuazione col pensiero Orsomarsiano) che manda messaggi subdoli ai dipendenti di Ferrovie della Calabria, come dire: o abbassate ulteriormente lo stipendio o qualcuno va a casa.
Ma di queste cose ne avete parlato nell'incontro che avete avuto con l'assessore? e se è si, come mai non ne avete parlato quantomeno con i vostri iscritti? e se non ne avete parlato, che ci siete andati a fare?
Complimenti, non c’è che dire, un ottimo lavoro dei sindacati trattanti.               
Scodinzolate, scodinzolate ancora nei confronti di questo governo regionale.